Guida planner
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Guida del planner

Tutte le funzioni, dalla creazione del progetto al report PDF. Dentro il planner la stessa guida si apre col punto interrogativo, già posizionata sulla parte che stai usando.

Primi passi

Che cos’è il planner, come si entra e come si tiene a portata di mano.

Che cos’è il planner

Il planner serve a progettare un impianto di videosorveglianza e antintrusione disegnandolo direttamente sulla mappa del posto o sulla pianta dei locali.

Per ogni telecamera vedi il cono di visuale reale, calcolato dall’ottica del prodotto scelto a catalogo, e le distanze della norma (a che distanza ti accorgi che c’è qualcuno, a che distanza ne accerti l’identità). Per i sensori vedi l’area di copertura, per i nebbiogeni il volume che riescono a saturare, per le barriere il fascio e gli ostacoli che lo interrompono.

Da quello che hai disegnato esce da sola la distinta dei materiali, un report PDF intestato alla tua azienda e, quando vuoi, la richiesta di materiale a L’Antifurto.

Accesso e registrazione

Si entra con le stesse credenziali del sito lantifurto.com: utente (o email) e password nella pagina di accesso.

Se non hai ancora un account, o ce l’hai ma il planner non risulta ancora abilitato, dalla pagina di accesso puoi mandare una richiesta di abilitazione: arriva a noi via email e ti attiviamo il profilo installatore.

I progetti sono legati al tuo utente: vedi e modifichi solo i tuoi.

Installare il planner sul telefono

Il planner si comporta come un’app: puoi aggiungerlo alla schermata principale del telefono e aprirlo a schermo intero, senza le barre del browser.

Su Android, dal menu di Chrome scegli "Installa app" o "Aggiungi a schermata Home". Su iPhone, dal pulsante Condividi di Safari scegli "Aggiungi a Home".

Non funziona senza rete: i progetti restano sul server e servono per lavorare in due o tre da postazioni diverse.

Progetti

Creare, aprire, cambiare stato ed eliminare un progetto.

Creare e aprire un progetto

Nella pagina Planner scrivi il nome del nuovo progetto nel campo in alto e premi Crea (o Invio): il progetto viene creato e si apre subito.

L’elenco sotto mostra tutti i tuoi progetti con lo stato, il numero di elementi e la data dell’ultima modifica. Clicca una riga per riaprirla.

Stati del progetto e sola lettura

Un progetto può essere in Bozza, In corso, Completato o Archiviato. Lo cambi dal menu a tendina in alto a destra nella scheda del progetto.

Si modifica soltanto in Bozza. Appena esce dalla bozza il progetto diventa in sola lettura: la mappa si può guardare, misurare ed esportare, ma non si aggiungono o spostano elementi. In alto compare la targhetta "Sola lettura".

Il cambio di stato è sempre permesso: per rimettere mano a un progetto chiuso basta riportarlo a Bozza.

Quando invii la richiesta materiale il progetto passa automaticamente a In corso, quindi in sola lettura.

Eliminare un progetto

Puoi eliminare un progetto sia dall’elenco sia dalla sua scheda, con il pulsante Elimina. Viene chiesta una conferma.

L’eliminazione cancella anche elementi, disegni e piante caricate, in qualsiasi stato si trovi il progetto, e non è reversibile.

Muoversi nell’editor

Selezione, spostamento, annulla, livelli, schermo intero e tasti utili.

Selezionare e spostare

Clicca un elemento per selezionarlo: si evidenzia sulla mappa e le sue proprietà compaiono nel pannello di destra (su telefono, nel pannello che sale dal basso).

Trascinalo per spostarlo. Per cambiargli direzione trascina la maniglia di mira sulla punta del cono.

Cliccando su un’area disegnata la evidenzi con un alone arancione e la mappa ci si porta sopra.

Il tasto Esc esce dallo strumento attivo (disegno, misura, posa di un prodotto) senza toccare quello che hai già disegnato. Se invece hai già fatto il pasticcio, vedi “Annulla e ripeti”. Per lavorare su tanti oggetti in una volta sola, vedi “Selezione multipla” qui sotto.

Le finestre che galleggiano sul disegno

«Disegna», «Cablaggio» ed «Esporta…» non sono tendine attaccate al loro pulsante: sono finestre, come la selezione multipla, «Collega» e lo schema di cablaggio. Si spostano prendendole per la testata e si allargano tirando l’angolo in basso a destra, dove c’è la zigrinatura.

Serve soprattutto sui portatili: in una colonna sola gli elenchi lunghi arrivavano sotto il bordo dello schermo e i pulsanti in fondo restavano irraggiungibili. Allargando la finestra i pulsanti si dispongono su due o tre colonne, e la riga dei comandi resta in fondo, sempre visibile.

Misura e posizione di ogni finestra restano memorizzate nel browser: la prossima volta si riapre dove e come l’hai lasciata. Riaprendola su uno schermo più piccolo rientra da sola dentro il disegno.

Scelto uno strumento la finestra RESTA APERTA, come una tavolozza: scegli il muro, disegni, scegli la porta, disegni. Si chiude con la × o ripremendo il pulsante in barra. Sul telefono invece va a schermo pieno e si chiude appena scegli, per non coprire la mappa su cui stai per disegnare.

Selezione multipla: modificare o cancellare tanti oggetti insieme

Quando la stessa modifica va fatta a venti rivelatori, o quando hai disegnato di troppo e devi ripulire, non serve cliccarli uno per uno. In barra ci sono due pulsanti: ▭ Seleziona traccia un rettangolo trascinando il mouse, ⬠ Lazo ti fa disegnare il recinto punto per punto — utile nelle stanze storte, dove un rettangolo prenderebbe anche il locale accanto. Premendo di nuovo lo stesso pulsante spegni lo strumento; col dito funzionano tutti e due.

Appena chiudi il recinto si apre una finestra con quello che ha preso, raggruppato per tipologia e già tutto spuntato. Togli la spunta a quello che non ti interessa (c’è anche una casella per tutto il gruppo, e i pulsanti Tutti / Nessuno / Inverti). Passando il mouse su una riga la vedi accendersi sulla mappa; il mirino accanto ci porta la vista sopra.

La tendina in alto decide che cosa entra: di partenza entra anche quello che il recinto ha solo attraversato — un muro di venti metri, altrimenti, per essere preso “tutto dentro” vorrebbe un rettangolo grande mezza pianta. Se preferisci il criterio severo scegli “solo quelli interamente dentro”: l’elenco si rifà subito, senza ridisegnare niente.

Sotto l’elenco ci sono le due cose che fanno risparmiare il tempo vero. “Modifica in blocco” mostra le proprietà che gli oggetti spuntati hanno davvero — altezza di montaggio, quote, altezza e forma del soffitto, classe del rivelatore di calore, posa in intercapedine, occlusione e altezza dei muri, come i cavi passano una trave, quota e diametro delle vie di posa — e le scrive su tutti con un pulsante. “Rinumera le etichette” riscrive i nomi con un prefisso e un progressivo (RIV-01, RIV-02…), nell’ordine dell’elenco.

“Prodotto e accessori” mostra una riga per ogni tipologia di apparecchio che hai preso — “Rivelatore di fumo (12)”, “Telecamera dome (4)” — con il codice del prodotto collegato, oppure “prodotti diversi fra loro”. Il pulsante Cambia apre il catalogo e collega il prodotto scelto, con i suoi accessori, a tutti quelli di quella tipologia. Se ce l’hanno già tutti uguale, il catalogo si apre proprio su quel prodotto: è così che si corregge la sola dotazione di accessori senza toccare il prodotto.

L’interruttore “Accessori” decide se gli accessori scelti sostituiscono quelli che ognuno ha già oppure se si aggiungono soltanto — “aggiungi” non toglie niente e non tocca le quantità, ed è quello che serve per mettere la stessa staffa a tutti. Quando il prodotto cambia davvero, il planner ti chiede una cosa sola: se riprendere le specifiche dalla scheda del nuovo prodotto (risoluzione, focale, angolo, portata, ottiche) oppure cambiare solo il prodotto e lasciare coni e portate come li hai messi tu. In blocco su venti telecamere già puntate è la differenza fra mezza giornata e niente.

Un prodotto classificato per un’altra tipologia non si collega in blocco, e nemmeno uno non classificato: le specifiche che erediterebbero sarebbero di un’altra cosa, e sul disegno comparirebbero coni che non esistono. Se il prodotto è classificato male, si corregge nell’ERP; per i casi singoli resta il pannello del singolo apparecchio.

Se una proprietà ce l’hanno solo alcuni dei selezionati, la riga te lo dice (“su 12 di 40”) e tocca solo quelli: gli altri restano come sono. Se invece i valori di partenza sono diversi fra loro, la casella dice “valori diversi” e il pulsante Applica resta spento finché non scegli tu: così nessun campo viene riscritto per sbaglio mentre ne stai cambiando un altro.

Il pulsante Elimina cancella gli spuntati, ma prima ti dice esattamente che cosa sparisce: quante colonne gemelle di barriera cadono insieme alla loro compagna, quanti varchi se ne vanno coi muri, e quante tratte di cavo resteranno disegnate con un capo scollegato.

Non entrano nella selezione le categorie nascoste o BLOCCATE nei Livelli: il lucchetto serve proprio a non toccarle per sbaglio. Esc annulla prima il recinto che stai tracciando e solo dopo chiude la finestra; e qualunque cosa tu faccia in blocco si annulla con Ctrl+Z, in un colpo solo.

Annulla e ripeti

Le due frecce curve nella barra tornano indietro e riavanti su quello che hai disegnato: elementi, aree, passaggi cavo e tratte. Valgono anche i tasti, Ctrl+Z per annullare e Ctrl+Shift+Z (oppure Ctrl+Y) per ripetere. Dentro un campo di testo Ctrl+Z resta l’annulla del testo, come ti aspetti.

Un passo di annulla e’ un’OPERAZIONE, non una riga di database: se colleghi dodici dispositivi in un colpo dalla finestra Collega, un solo annulla li toglie tutti e dodici. Il planner raggruppa da solo le modifiche fatte a raffica.

Passando il mouse sulle frecce vedi quanti passi hai a disposizione. Se ne tiene una quarantina; appena rifai una modifica, la strada in avanti che avevi annullato viene abbandonata, come in qualunque editor.

La storia vive nella pagina: se ricarichi il planner riparte da zero. Il progetto no, quello resta salvato. Restano fuori dall’annulla le PIANTE: caricarne una, calibrarla o cambiarle il soffitto non si annulla, e se cancelli una pianta l’annulla non riesce a tornare prima di quel momento.

Livelli: nascondere, bloccare, evidenziare

Il pulsante Livelli apre l’elenco delle categorie presenti nel progetto (telecamere, sensori, mura, passaggi cavo, cavi, disegni...). Per ognuna hai tre caselle: Vis nasconde o mostra, Blocca impedisce di selezionarla e trascinarla per sbaglio, Evid. la mette in primo piano.

Evidenzia funziona come un faretto: la categoria scelta resta a colori pieni con un alone giallo e tutto il resto si attenua senza sparire. Puoi accenderne più di una insieme — per esempio passaggi e cavi — per leggere il cablaggio sopra un progetto affollato di coni.

In fondo all’elenco c’è lo Sfondo (mappa o pianta): spegnerlo lascia il disegno su fondo pulito, il modo più rapido per controllare cavi e simboli senza il satellite o la planimetria sotto. Lo sfondo resta spento anche nell’export PNG e nelle immagini del report, quindi riaccendilo prima di generarli se lo vuoi dentro.

I muri nascosti continuano a occludere coni e nebbia: sparisce il disegno, non l’effetto.

Schermo intero e zoom

Il pulsante a schermo intero allarga la mappa a tutta la finestra: utile sul portatile e quasi indispensabile sul telefono.

Si ingrandisce con la rotellina, con il pinch a due dita o con i comandi + e - della mappa. In vista pianta puoi uscire dai bordi del foglio quanto serve: se un cono sporge oltre la pianta, riesci comunque a raggiungerlo e a modificarlo.

Inserire prodotti

Catalogo, accessori, etichette, pali, duplicazione, segnaposti per contare.

Aggiungere un prodotto dal catalogo

Il pulsante + Prodotto apre il catalogo. Scegli categoria e subcategoria in alto, poi restringi con la ricerca per codice o parola e con i filtri per marchio e caratteristiche.

  1. Premi + Prodotto.
  2. Scegli categoria e subcategoria, oppure cerca direttamente per codice.
  3. Se serve, spunta gli accessori da abbinare (staffe, alimentatori, moduli SFP...). Con i pulsanti + e − accanto alla scheda decidi quanti pezzi: due moduli SFP su uno switch per chiudere un anello in fibra, per esempio.
  4. Conferma: l’elemento compare al centro della mappa.
  5. Trascinalo al suo posto e orientalo con la maniglia di mira.

Sul telefono il catalogo si apre a tutto schermo e ricerca e filtri stanno dietro il pulsante "Cerca e filtra", così la lista prodotti resta leggibile.

Contare le apparecchiature di una planimetria (segnaposto)

Quando il cliente manda un suo elaborato con decine di apparecchi da contare, il segnaposto serve a metterli sul disegno in fretta, prima di sapere che prodotto saranno.

Lo trovi nella finestra «Disegna», in fondo, sotto i muri e i pali: è uno strumento che si arma e si usa sul disegno, non un prodotto da scegliere a catalogo. Chiede una sigla (A, B, C...) e poi resta armato: ogni clic sulla pianta posa un segnaposto, uno dopo l’altro. Si smette con Esc o ripremendo la voce.

La sigla serve a tenere separate apparecchiature diverse: i rivelatori A, i pulsanti B, le lampade C. L’etichetta sul disegno è la sigla col suo numero (A-01, A-02...), quindi il conto si legge guardando la pianta.

  1. Apri «Disegna», premi Segnaposto e conferma la sigla proposta (o scrivine un’altra).
  2. Clicca sulla pianta su ogni apparecchio da contare.
  3. Esc quando hai finito quel gruppo; ripremi Segnaposto per passare alla sigla successiva (propone da sé la prima lettera libera).
  4. Recinta i segnaposti con Seleziona: nella finestra, la sezione Prodotto elenca un gruppo per sigla, col suo conto.
  5. Scegli il prodotto per quel gruppo: i segnaposti diventano l’apparecchiatura vera — icona, categoria in distinta ed etichetta (A-01 diventa SEN-01).

Un segnaposto senza prodotto NON entra in distinta: sul disegno si vede, nel computo no. Finché ne resta qualcuno, l’elenco dei controlli (e il report) ti dice quanti sono e con quale sigla. Il prodotto che scegli deve avere il tipo di elemento impostato nella sua scheda nel gestionale: è quello che dice in che cosa si trasforma il segnaposto.

Lampade di emergenza e segnaletica di esodo

Sono due tipi di elemento a sé: «Lampada di emergenza» e «Segnaletica di esodo» (il cartello con la freccia). Si posano come qualunque prodotto, dal catalogo con + Prodotto, e finiscono nel gruppo Antincendio del pannello Livelli.

Sono AUTOALIMENTATE: non aspettano un cavo, quindi non compaiono fra i dispositivi scollegati e non chiedono una tratta. Restano però prodotti veri, con il loro codice in distinta e nel preventivo.

Il planner le mette sul disegno e le conta: NON calcola niente su di loro. Nessuna verifica dei lux, nessun controllo dei percorsi di esodo, nessuna distanza massima fra un apparecchio e il successivo. Il dimensionamento secondo norma resta un lavoro tuo: quello che il planner garantisce è che il simbolo sia sulla tavola e il pezzo nel computo.

Perché compaiano nel catalogo come lampade e non come accessori generici, gli articoli devono avere il tipo di elemento impostato nella loro scheda nel gestionale (scheda tecnica → tipo elemento del planner). È lo stesso campo che serve al segnaposto.

Cambiare prodotto o accessori

Nel pannello delle proprietà, la riga Articolo mostra il codice collegato: cliccandola riapri il catalogo con il prodotto attuale in cima e gli accessori già spuntati, pronto per la sostituzione.

Puoi anche partire da un elemento senza articolo (per esempio un palo o un segnaposto) e collegargli il prodotto in un secondo momento.

I pezzi di ogni accessorio si correggono anche senza riaprire il catalogo: nella striscia Accessori del pannello ogni riga ha i suoi + e −, e l’intestazione dice quanti articoli e quanti pezzi in tutto.

Il pulsante "Vedi specifiche" mostra la scheda tecnica del prodotto come è definita nel nostro gestionale: ottica, sensore, risoluzione. Sono dati in sola lettura, non modificabili dal planner.

Quando un elemento è collegato a un articolo, i campi ottici bloccati vengono dal prodotto: per cambiarli scegli un altro prodotto.

Etichetta, altezza e collegamento radio

Etichetta è il nome che vedi sulla mappa, nell’elenco laterale e nel report: conviene usare il punto di installazione ("Ingresso carraio", "Retro capannone").

Altezza installazione (m) è la quota da terra: serve al calcolo del tilt, della zona morta e delle ombre proiettate dagli ostacoli. Senza altezza il cono resta piatto e le ombre sono infinite.

La spunta "Collegamento via radio" mette un contrassegno sull’elemento: è solo documentale, per distinguere a colpo d’occhio cosa non va cablato.

Pali e apparati montati sopra

Il palo si trova nel menu Strutture e si posa con un clic: è un elemento di disegno, non un prodotto a catalogo, quindi non ha articolo né accessori.

Nel pannello di un elemento, il campo "Su palo" lo monta su un palo esistente: da quel momento lo segue quando sposti il palo.

Cliccando un palo con più apparati sopra si apre un ventaglio con le icone di quello che ci sta montato: clicca l’icona per selezionare il singolo apparato.

Nel pannello del palo, "Duplica il palo con le apparecchiature" fa nascere un palo uguale con sopra le stesse telecamere, lo stesso switch, lo stesso alimentatore e gli stessi accessori, più le bretelle che li uniscono: il posto lo scegli cliccando sulla mappa (Esc annulla), e le etichette dei pezzi nuovi proseguono la numerazione. È il modo di fare un perimetrale a pali uguali senza rifare ogni volta lo stesso gruppo.

I cavi che ESCONO dal palo — la dorsale verso l’NVR, l’alimentazione dal quadro — non vengono copiati: la loro destinazione è una scelta di progetto, e si tirano dopo con Collega. Una barriera che ha la gemella su un altro palo non viene copiata (un corpo solo non fa un fascio): te lo dice a fine copia, per nome.

Duplicare ed eliminare

In fondo al pannello delle proprietà ci sono Duplica ed Elimina. Duplica crea una copia identica, ottica e accessori compresi, spostata di poco: è la via più rapida per una fila di telecamere uguali.

Sul telefono trovi Elimina anche nella barra in fondo alla mappa, sull’elemento selezionato.

Su un PALO c’è in più "Duplica il palo con le apparecchiature", che copia anche quello che ci sta montato sopra: vedi "Pali e apparati montati sopra".

Coperture: coni, DORI, sensori, barriere, nebbiogeni

Come si calcola quello che vedi disegnato e quali parametri lo cambiano.

Cono di visuale e ottica

Il cono nasce da tre numeri: ampiezza dell’angolo, portata e direzione. Con un prodotto a catalogo l’ampiezza di partenza arriva dall’ottica reale (larghezza sensore e focale).

Se l’obiettivo è varifocale la regoli in tre modi che sono la stessa cosa: il cursore «Focale» fra il minimo e il massimo dichiarati, il campo «Ampiezza angolo», o la maniglia sul bordo del cono. Lo zoom di una varifocale è una scelta di posa come l’altezza, non una specifica di prodotto, e resta regolabile anche con l’articolo collegato. La regolazione si ferma agli estremi che la lente raggiunge davvero, così il cono non promette un’inquadratura che quell’obiettivo non fa.

⚠ Stringere il cono a mano È agire sullo zoom, quindi le bande di qualità si spostano insieme a lui: sono densità di pixel, e la densità dipende dalla focale. Sulle ottiche saldate non c’è niente da regolare e il campo resta bloccato.

Portata max è la distanza a cui fermi il disegno del cono. Non è un limite fisico della telecamera: è fin dove ti interessa valutare la scena.

Corpi con più ottiche: panoramiche 180/360 e doppie

Una panoramica e una telecamera doppia non sono un sensore solo con un angolo enorme: sono più ottiche in un corpo solo, ognuna con la sua risoluzione e il suo angolo. Il planner le tratta così, e in fondo al pannello della telecamera trovi il riquadro «OTTICHE» con una scheda per ciascuna — scostamento, ampiezza, portata, risoluzione — e la copertura complessiva in gradi.

Se il prodotto dichiara a catalogo il numero di ottiche e la copertura, le ottiche arrivano già disposte quando lo posi. Su un array saldato si affiancano bordo a bordo, perché le immagini si toccano (altrimenti non si potrebbero cucire) e un ventaglio spezzato sarebbe una bugia più grossa di uno un po’ più stretto: se le ottiche non arrivano alla copertura dichiarata, il planner disegna quella vera. Se invece le ottiche sono ORIENTABILI il buco fra l’una e l’altra è una scelta di chi installa, e viene disegnato com’è: quando restano settori staccati te lo scrive.

⚠ Risoluzione e ampiezza si riferiscono sempre alla SINGOLA ottica, mai al flusso ricucito. È l’unica lettura con cui le distanze della norma restano vere: mettere i pixel di tutto il corpo (5120 invece dei 2560 per ottica) raddoppierebbe ogni distanza del progetto.

I comandi del corpo — «Distanza inquadrata», «Ampiezza angolo», il cursore della focale e la maniglia sulla mappa — muovono TUTTE le ottiche che stavano seguendo il corpo, non solo la prima. Se una l’hai regolata a mano nel riquadro «Ottiche», quella resta dov’è: si riallinea quando le rimetti lo stesso valore delle altre. È il motivo per cui su una doppia orientabile con un grandangolo e un teleobiettivo il campo del corpo non ti appiattisce le due regolazioni.

Un corpo multi-ottica lo puoi anche costruire a mano con «+ ottica», ma se lo metti a catalogo sul prodotto (numero di ottiche, copertura, ottiche orientabili) arriva già fatto ogni volta che lo posi.

Le bande dentro il cono

Le fasce colorate dentro il cono dicono che cosa si riesce a fare a ciascuna distanza: sono 7, e ognuna corrisponde a una densità di pixel sul bersaglio. Dalla più esigente alla meno esigente: Scrutinio (1500 px/m), Validazione (500 px/m), Caratterizzazione (250 px/m), Percezione (125 px/m), Distinzione (80 px/m), Sagoma (40 px/m), Panoramica (20 px/m).

Agli estremi: a 1500 px/m si accerta l'identita' di una persona con certezza; del veicolo si leggono targa, modello e anno. All’altro capo, a 20 px/m si capisce soltanto se un oggetto si muove oppure no.

Il colore divide i due gruppi della norma. Tinte calde, Osservazione della persona (HPDO) — oggetti ad alta densita' di pixel: qui si guarda chi e' e cosa fa. Tinte fredde, Sorveglianza perimetrale (LPDO) — oggetti a bassa densita' di pixel: protezione di perimetro e terreno all'aperto. Il raggruppamento è della norma, non nostro, e sulla mappa fa vedere a colpo d’occhio dove finisce il sorvegliare un perimetro e comincia il riconoscere qualcuno.

⚠ Scala della EN/IEC 62676-4:2025, che ha sostituito il DORI a quattro livelli dell'edizione 2014. Attenzione al confronto con capitolati piu' vecchi: i 250 px/m che il DORI 2014 chiamava "Identificazione" sono oggi "Caratterizzazione" (tipo di persona, andatura), e l'identificazione certa e' salita a 1500 px/m, dove la norma la chiama "Scrutinio" (Scrutinize).

Le distanze si ricalcolano da sole quando cambi risoluzione orizzontale, portata o inquadratura: su una varifocale si muovono insieme al cono, perché stringere il cono vuol dire allungare la focale. La tabella nel pannello mostra i metri di ogni banda.

Da dove esce la densità: dalla larghezza del sensore e dalla focale. Quando il produttore pubblica le sue distanze DORI, il planner ricava da quelle la larghezza efficace, così le distanze che stampi coincidono con la scheda che il cliente ha in mano. L’apertura del cono resta invece quella dichiarata a scheda: sui grandangolari i due numeri non coincidono, e non è una discordanza — misurano cose diverse, quanto mondo entra e quanti pixel cadono sul bersaglio. La correzione entra quando colleghi o riapplichi l’articolo: un progetto già disegnato tiene i suoi numeri finché non lo rifai apposta.

Il campo Bersaglio (m) è l’altezza del soggetto di riferimento, in genere 1,7 m per una persona.

Servono a promettere il giusto al cliente: a che distanza si riconosce chi è, e a che distanza si vede soltanto che qualcuno c’è.

Inclinazione e zona morta

Con la spunta "Tilt automatico" l’inclinazione viene calcolata da altezza di installazione, portata e altezza del bersaglio: è l’angolo che serve per inquadrare il soggetto a fine cono.

Togliendo la spunta imposti tu i gradi di inclinazione.

La zona morta indicata sotto è il tratto ai piedi del palo che la telecamera non copre: cresce con l’altezza e con l’inclinazione.

Telecamere bispectrum e canale termico

Sui prodotti bispectrum il planner disegna due coni: il visibile e, con contorno fucsia, il termico, che condivide la direzione ma ha ottica e portata sue.

Il termico ha le sue bande DRI (Detection, Recognition, Identification) calcolate sulla risoluzione del sensore termico.

Il selettore "Canale visualizzato" in barra mostra solo il visibile, solo il termico o entrambi: comodo per non ingolfare il disegno.

Sensori e rivelatori

I sensori volumetrici hanno un cono di copertura definito da ampiezza e raggio; quelli a 360 gradi disegnano un cerchio.

Come per le telecamere, ampiezza e portata arrivano dal prodotto quando è collegato a catalogo, e i muri li tagliano.

Barriere a infrarossi

La barriera si posa in due clic: prima la colonna TX, poi la RX. Le due colonne restano legate e il planner disegna il fascio che le unisce.

  1. Scegli la barriera dal catalogo.
  2. Clicca il punto della prima colonna.
  3. Clicca il punto della seconda: il fascio compare subito.
  4. Se serve, correggi Portata max nel pannello.

Se il fascio supera la portata dichiarata, o se un muro lo attraversa, il planner lo segnala: sono gli errori che si pagano in cantiere.

Nebbiogeni

Per un nebbiogeno il planner non disegna un cono ma il riempimento: il fumo si espande dal punto di erogazione, aggira gli ostacoli e non proietta ombre.

Portata (m3/min) è la velocità di erogazione dichiarata dal produttore. Soglie tempo (s) sono fino a quattro istanti (per esempio 15 30 60): per ognuno vedi quanto locale risulta saturato a quel secondo.

Altezza locale serve al volume: se la lasci vuota vale l’altezza del soffitto impostata sulla pianta, altrimenti 2,7 m.

Occlusioni e ombre

I muri e gli ostacoli che disegni ritagliano i coni: quello che resta colorato è ciò che la telecamera vede davvero.

Se all’ostacolo dai un’altezza e alla telecamera la quota di installazione, l’ombra è finita: il cono riprende oltre l’ostacolo, come succede in campo guardando dall’alto. Senza altezza l’ostacolo taglia tutto il cono.

In pianta, un ostacolo senza altezza arriva fino al soffitto impostato sul layer.

Vegetazione: siepi, macchie e alberi

La vegetazione occlude "in parte": si vede attraverso, ma non si può garantire. Il planner la disegna con un tratteggio rado invece che con l’ombra piena, e la sua zona NON viene tolta alle distanze di analisi — una siepe non riduce i pixel sul bersaglio, rende incerto che il bersaglio si veda. Nel report esce un avviso che lo dice.

Nel menu Strutture trovi Siepe (si disegna come un muro) e Macchia / bosco (come un ostacolo). Selezionandole puoi scegliere la densità — rada, media o fitta — che gradua il tratteggio e le parole dell’avviso. Anche l’albero posato come oggetto funziona così.

La tendina "Chioma estiva / invernale" nella barra vale per TUTTO il progetto: in estate la vegetazione toglie la vista, in inverno no. Non è un filtro di visualizzazione, si salva e viene stampata nel report, così chi legge sa a quale scenario si riferisce il disegno.

La densità non è una misura e non entra in nessun calcolo: nessuno misura il fogliame di una siepe in fase di preventivo, e un numero inventato dentro un conto che finisce in un documento firmato è peggio di un’incertezza dichiarata.

Falde e travi: disegnare la forma del soffitto

Nella finestra Disegna ci sono «Falda / copertura» (un poligono) e «Trave / elemento sporgente» (una linea). Servono ai capannoni, dove il soffitto non è un piano e una sola casella «altezza locale» costringerebbe a scegliere quale metà raccontare.

LA STRADA GUIDATA: disegna UNA SOLA area su tutta la campata e premi «Imposta la copertura…» nel pannello della falda. La finestra chiede la forma del tetto — piana, a una falda, a due falde, a volta — il verso e le quote, con il disegno di fianco e l’asterisco sui campi obbligatori; se il tetto ha il colmo in mezzo, TAGLIA l’area in due falde con i versi opposti. È il motivo per cui la finestra esiste: su una pianta non c’è nessuno strumento per dividere una lunghezza esattamente a metà, e un colmo a 13,1 m invece che a 13,205 sposta la quota del soffitto sopra ogni rivelatore di quella metà. Il colmo si può anche scrivere («colmo a … m dal bordo») per i capannoni asimmetrici, e la pianta nella finestra è la tua, tagliata davvero: quello che vedi è quello che viene creato.

Su una falda si dichiarano la quota al colmo, la quota alla gronda e il verso in cui il tetto scende. Il verso non si digita a occhio: i due pulsanti «Verso dal lato più lungo» e «Inverti» lo mettono a posto in un clic. La pendenza e la banda della norma (fino a 20 gradi, 20-45, oltre 45) le calcola il planner: non c’è più niente da scegliere a mano.

Quando una falda copre un ambiente, l’altezza del locale diventa il COLMO — è lì che il fumo caldo si raccoglie, ed è su quel numero che si misurano i 12 metri dei rivelatori di fumo — e ogni rivelatore lavora alla quota del punto in cui l’hai messo: sotto una falda un termico può essere regolare in gronda e fuori norma verso il colmo. Il pannello dell’ambiente scrive da dove vengono i numeri, e un pulsante permette di ignorare le falde e tornare a dichiarare a mano.

VOLTA (capannone ad arco): sulla falda c’è la casella «Copertura curva (volta)». Spuntala e il tetto smette di essere un piano: diventa un arco orizzontale al colmo e sempre più ripido verso la gronda, cioè metà di una volta a botte. Non serve nessun altro numero — colmo, gronda e luce della falda bastano a determinare l’arco, e il pannello ti scrive il raggio che ne esce. Una volta a botte si disegna con DUE falde, una per metà, che scendono verso le due gronde.

La differenza non è estetica. Su una campata da 26 metri di luce, con gronda a 5,35 e colmo a 8,90, a metà falda l’arco sta a 8,06 m mentre la retta fra le due quote direbbe 7,13: quasi un metro, cioè più di tutta la finestra in cui un rivelatore lineare si può posare. Da quella quota dipendono l’altezza di montaggio di ogni testa, il raggio dei termici e la posa dei lineari.

Le travi si disegnano una per una, con la loro sporgenza — oppure tutte insieme: «Genera orditura…», nel pannello dell’ambiente, chiede direzione e passo e le crea lui. Nascono travi normali, che poi si spostano e si correggono una per una. Il pannello legge quelle disegnate e propone modo, passo e direzione: «Usa questi numeri» le scrive nelle caselle. Se i passi non sono uguali il planner lo dice invece di fare una media, perché i prospetti della norma vogliono un passo solo, ripetuto. E la posa automatica tiene i 50 cm anche dalle travi, non solo dai muri.

PASSAGGIO CAVI: su ogni trave c’è un campo che dice come i cavi la attraversano — «passano sotto» (scendono, girano sotto il ferro e risalgono: due tratti verticali per ogni incrocio, e sono metri di cavo veri) oppure «fori o asole» (il cavo passa dentro e non scende affatto). Non è deducibile da niente che ci sia nel progetto, e le due risposte danno impianti diversi: per questo il planner la chiede una volta per orditura — nella finestra «Genera orditura», o la prima volta che una via deve scendere — e scrive la risposta sulle travi, così non la richiede più.

CAPRIATE: una capriata triangolare non ha una sporgenza sola. Il corrente inferiore corre orizzontale e il soffitto sale verso il colmo, quindi alla gronda non scende quasi per niente e al colmo riempie l’ambiente. Su quelle si lascia stare la sporgenza e si compila la «Quota intradosso»: l’altezza del corrente dal pavimento, un numero che in cantiere si misura. La sporgenza in ogni punto la calcola il planner seguendo la falda, e ti dice dove cambia il regime — perché le soglie della norma sono percentuali dell’altezza, e la stessa capriata può essere trascurabile in gronda e separante al colmo.

  1. Disegna UNA area sul perimetro della copertura, anche se il tetto ha due falde.
  2. Premi «Imposta la copertura…», scegli la forma e compila i campi con l’asterisco.
  3. Se il tetto ha il colmo in mezzo, la finestra taglia l’area in due falde da sola.
  4. Dichiara quota al colmo, quota alla gronda e prendi il verso dal lato più lungo.
  5. Disegna le travi e scrivi la sporgenza su ciascuna.
  6. Apri l’ambiente: controlla l’altezza ricavata e premi «Usa questi numeri» per l’orditura.

⚠ Senza il VERSO DI DISCESA una falda non entra in nessun conto: le quote restano scritte sul disegno ma la quota del soffitto in un punto non si calcola, e gli ambienti sotto risultano senza altezza. Il pannello adesso lo dice in arancione, e la finestra guidata non lascia applicare la copertura finché manca. Le quote sono altezze dal pavimento del locale, non quote sul livello del mare. Su una pianta senza scala le falde non si possono misurare: si torna ai dati dichiarati a mano, perché una pendenza calcolata sui pixel darebbe una banda a caso — e una banda a caso può far posare MENO rivelatori di quanti ne servono. ⚠ Dove le capriate superano il 30% dell’altezza — la fascia verso il colmo — ogni campo fra due travi è un locale a sé. La posa automatica se ne accorge: taglia il locale in FASCE dove il regime cambia e posa ognuna con la sua regola, invece di applicare a tutta la stanza quello del colmo.

Lineari o puntiformi: il confronto

Nel pannello dell’ambiente la riga «Confronto» apre il pulsante «Lineari o puntiformi…»: mette i due conti uno accanto all’altro per lo stesso locale — quante teste puntiformi servono, con che raggio e per quale criterio, e quanti raggi lineari, lunghi quanto, con che fascia e a che quota di posa.

Il conto dei lineari applica i vincoli della norma: fascia larga al massimo 15 metri, 1.600 m² sorvegliati per singolo raggio (oltre, il raggio si spezza), locale fino a 12 metri come per i puntiformi, e posa fra 30 cm sotto il soffitto e il 10% dell’altezza. Sotto una falda i raggi corrono paralleli al colmo: è lì che il fumo si raccoglie.

LA QUOTA È DI OGNI RAGGIO, non del locale. I due estremi di quella finestra non si misurano sulla stessa altezza: i 30 cm si contano dal tetto che sta SOPRA QUEL RAGGIO (è la lama d’aria ferma attaccata al guscio, e è una faccenda locale), il 10% si conta dal COLMO del locale (è lì che si forma lo strato di fumo). Su un soffitto piano le due altezze coincidono e non si vede niente; sotto una falda o una volta il raggio spostato verso la gronda ha un tetto più basso sopra di sé, quindi il suo massimo scende mentre il minimo resta dov’è. Il confronto scrive la quota di ciascun raggio e, accanto, il tetto che ha sopra.

QUANDO LA FINESTRA SI CHIUDE il planner AGGIUNGE RAGGI. Se anche un solo raggio non ha più una quota dove stare, la norma apre una sola porta: scendere fino al 25% dell’altezza, ma con il 50% di rivelatori in più. Il planner la attraversa tutta — da due raggi passa a tre — e lo scrive nella nota. Con le bande più strette ogni raggio si avvicina al colmo, quindi a volte rientra da solo nel 10% e la deroga non serve più. Se nemmeno così ci sta, lo dice in rosso: quella parte di capannone va coperta in un altro modo.

Il planner non sceglie per te, e lo scrive: il numero di apparecchi non è l’unico criterio: contano il cablaggio, la manutenzione, la polvere e l’altezza a cui si sale per pulire una testa. Ogni raggio lineare sono due corpi (trasmettitore e ricevitore) oppure uno più un catadiottro.

Due cose il confronto non le sa. La portata del prodotto non è applicata finché non scegli la barriera dal catalogo, e accorcerà i raggi. E la disposizione dei raggi rispetto a un’orditura di travi profonde va verificata a mano sulla norma: per i puntiformi ci sono i prospetti 9 e 10, per i lineari il testo che abbiamo non dà una regola equivalente, e un numero che non abbiamo letto non lo scriviamo.

Riempire un ambiente di rivelatori

Nel pannello di un ambiente, la riga «Rivelatori» ha il pulsante «Riempi di rivelatori…»: calcola quante teste servono e dove vanno, con il raggio di copertura della UNI 9795. Mostra prima una proposta e non posa niente finché non la accetti.

La proposta dice quanti rivelatori sono e quanta superficie coprono, con che raggio e per quale criterio. Puoi cambiare la maglia — «La più economica», «Maglia quadrata», «Maglia rettangolare», «File sfalsate», ognuna col suo numero di teste — e spuntare «Nel controsoffitto (intercapedine)». Il dettaglio «Come è venuto fuori» apre le note della norma: prospetto e riga usati, rapporto fra passo e altezza, sporgenza delle travi.

Prima di premerlo conviene aver compilato «Altezza locale (m)», «Forma del soffitto» e, se ci sono, le «Travi a vista»: sono i numeri che decidono il raggio. Con le travi la disposizione la detta il prospetto della norma, e la maglia non si sceglie più.

Il controsoffitto è un’altra ZONA di rivelazione, non un’altra stanza: riempire l’intercapedine non toglie le teste a soffitto, e viceversa. Il rivelatore in intercapedine si disegna con un simbolo suo, perché la segnalazione luminosa remota che la norma chiede è un pezzo in più da comprare.

Se la maglia che hai chiesto lì non si può fare, il planner ripiega sulla più economica e te lo scrive: il menu mostra quello che hai chiesto, la mappa quello che è uscito.

  1. Seleziona l’ambiente dall’elenco «Ambienti» del pannello.
  2. Compila altezza del locale, forma del soffitto ed eventuali travi.
  3. Premi «Riempi di rivelatori…» e scegli il prodotto dal catalogo.
  4. Guarda la proposta sulla mappa, aggiusta maglia e controsoffitto.
  5. Premi «Posa i N rivelatori». Tutta la posa è un solo annulla.

Limite dichiarato: la proposta assume sempre la classe termica A1, perché sul prodotto quel dato non c’è. In un locale alto sette metri un rivelatore di calore realmente A2 viene dato per buono, e il fuori norma si scopre solo marcando la classe sul singolo rivelatore.

Ambienti (UNI 9795): quanto resta scoperto

Quando nella vista ci sono rivelatori d’incendio, nel pannello compare la sezione «Ambienti (UNI 9795)»: una riga per locale, con superficie, altezza, apparecchi dentro e percentuale coperta. Non c’è nessuna spunta «progetto antincendio» da accendere — la sezione si accende dai dati, così un capannone con videosorveglianza e rivelazione stampa tutte e due le cose.

La copertura è l’unione dei cerchi dei soli rivelatori, RITAGLIATA sul poligono dell’ambiente. È il ritaglio che rende vero il numero: senza l’ambiente disegnato il cerchio resta intero e sborda nelle stanze accanto.

Due frasi si somigliano e dicono cose diverse apposta: «Nessun apparecchio dentro questo ambiente» e «Nessun rivelatore dentro questo ambiente: qui non c’è sorveglianza automatica». La seconda è il magazzino in cui c’è solo il pulsante manuale.

Nel report la stessa tabella diventa la pagina «Ambienti sorvegliati», con i totali in fondo. I rivelatori puntiformi non hanno più una scheda a testa con l’inquadratura — la loro copertura è un cerchio uguale per tutti — ma una tabella compatta: il PDF esce molto più leggero e molto più in fretta. Centrale, barriere lineari e ottico-acustici la scheda la conservano.

I cerchi da cui esce la percentuale coperta non conoscono le travi: le travi le applica la posa automatica dell’ambiente, con i prospetti 9 e 10 della norma, le fasce dove la sporgenza cambia e il mezzo metro da pareti e travi. Dove il soffitto viene dalle falde disegnate il raggio si calcola sul colmo, la quota più sfavorevole, mentre ogni testa si monta alla quota del suo punto. Restano fuori dal conto, e vanno verificati a mano: la distanza dalle bocchette dell’aria, i soffitti a nido d’ape e le travi profonde in presenza di rivelatori lineari. Su una pianta non calibrata i rivelatori si contano, le superfici no.

«Anteprima immagine»: che cosa si vedrebbe davvero

Nel pannello di una telecamera, sotto la tabella dei livelli, il pulsante «Anteprima immagine» apre quattro riquadri: la persona alla migliore inquadratura utile, la persona alla distanza che scegli, il suo volto a quella distanza, e il fotogramma intero. Sotto ogni riquadro ci sono i metri, i pixel per metro, i pixel sul volto e il nome del livello. Lo slider si muove in metri sul terreno, con le fermate sui confini fra una banda e l’altra.

Su un corpo con più ottiche il selettore in alto ha una voce in più, «Ricucito», ed è quella su cui la finestra si apre: è il fotogramma unico che l’NVR mostra davvero, largo quanto l’insieme delle ottiche. I riquadri per singola ottica restano, e servono a un’altra domanda — che cosa vede QUELLA lente. ⚠ La densità di pixel è la stessa nei due casi, e non è un errore: ogni pezzo di scena lo riprende una lente sola, quindi il volto ha i pixel del suo sensore anche dentro un fotogramma largo il triplo. Quello che cambia è solo quanto mondo ci sta dentro: due ottiche affiancate allargano il fotogramma di lato, non in alto.

Serve davanti al cliente, quando «identificazione» e «riconoscimento» restano parole: la sgranatura si vede, e la discussione finisce lì. Il pulsante «Copia il fotogramma» porta il riquadro intero negli appunti.

Il primo riquadro non apre sempre sul livello più alto, e questo è il punto: apre sulla prima banda che esiste davvero. Una telecamera montata a tre metri non identificherà mai nessuno — non perché sia scarsa, ma perché il punto in cui avrebbe abbastanza pixel è sotto di lei, sopra la testa della persona, e sul piano del bersaglio quella banda non ci arriva. Alzare la telecamera non accorcia soltanto la portata utile: cancella i livelli alti.

La simulazione riguarda SOLO la densità di pixel. Non tiene conto della compressione, del rumore in scarsa luce, del mosso, della messa a fuoco, del controluce o dello sporco sulla cupola: è il limite superiore, a piena luce. L’impianto reale darà un’immagine uguale o peggiore, mai migliore, ed è la frase da dire al cliente insieme al riquadro.

Non ricalcola niente per conto suo: metri e pixel dei riquadri escono dalle stesse funzioni che riempiono la tabella del pannello. Se un giorno i due numeri divergono nella stessa schermata, è un guasto da segnalare.

Non tocca il progetto, non si salva e non entra in nessun documento: è una finestra per guardare. Su una varifocale vale per la focale disegnata adesso, non per tutta la corsa dello zoom; sul canale termico non si applica, perché lì la scala non si misura in pixel sul volto.

Lettura targhe

Sulle telecamere destinate alle targhe il pannello ha il riquadro «LETTURA TARGHE»: larghezza della targa (0,52 m è quella europea; moto e altri paesi sono più stretti e si leggono da meno lontano), le distanze dichiarate a scheda, gli angoli massimi orizzontale e verticale, la velocità.

Il risultato è la riga «Si legge da X a Y m», con sotto le bande — lettura sicura, lettura, marginale — e sulla mappa il settore colorato dentro il cono tenue: il cono è dove la telecamera guarda, il settore è dove la targa si legge davvero.

Quei metri sono raggi A TERRA, cioè le distanze che misuri con la rotella sulla planimetria. È una correzione che pesa: con la telecamera a 4 m, un corridoio di 6 metri contati lungo l’asse ottico ne misura 4,9 sul piazzale, e su un varco carrabile è la sbarra nel punto sbagliato.

Il limite vicino esiste solo se la telecamera è più alta della targa: senza l’altezza di installazione il conto torna a essere ottimista. La velocità massima è solo informativa — dipende dall’otturatore e dall’illuminazione, e il planner non la calcola.

Le soglie in pixel sulla targa NON sono una norma come i livelli della EN 62676-4: sono un requisito del motore OCR, e vanno prese dalla sua documentazione.

Mura, aree e disegno

Disegnare muri, ostacoli e aree, e dare loro un’altezza.

Disegnare muri, ostacoli e aree

La finestra «Disegna» contiene due cose diverse. Le FIGURE — muri, ostacoli, aree, ambienti, varchi, note — si tracciano per vertici: scegli, clicchi sulla mappa punto per punto, doppio clic per chiudere. Gli ELEMENTI A CLIC SINGOLO — palo, colonna, albero, quadro elettrico / presa 230 V, router / linea internet esistente, e il segnaposto per contare — si posano dove clicchi, senza vertici. Il promemoria in fondo alla finestra dice ogni volta quali sono.

Mentre disegni compare un promemoria: da telefono, dove il doppio clic è poco affidabile, ci sono i pulsanti Indietro (torna di un punto), Fine (chiude) e Chiudi (annulla).

Esc annulla il disegno in corso.

Altezza degli ostacoli e soffitto

Nell’elenco "Aree e ostacoli" del pannello destro ogni muro ha un campo per l’altezza in metri. Lasciandolo vuoto l’ostacolo vale a tutta altezza; con un valore il planner calcola l’ombra proiettata dalla quota della telecamera.

In vista pianta puoi impostare l’altezza del soffitto del locale nel campo "Soffitto m" della barra: vale come altezza di default per i muri senza quota e definisce il volume per i nebbiogeni.

Ritoccare un disegno

Un’area già disegnata si modifica trascinandone i vertici. Da telefono la presa è più generosa: basta avvicinare il dito al vertice.

Cliccando un muro SULLA PIANTA lo scegli, come faresti con un apparecchio: si evidenzia, e nel pannello compaiono le sue proprietà. La vista non si sposta — quel muro lo stai già guardando — mentre scegliendolo dall’elenco a destra il planner ci porta sopra, perché da lì può essere fuori schermo. Vince sempre l’apparecchio: dove un simbolo sta sopra un muro, il clic è suo.

Un muro lungo non si rifà per correggerne tre metri: selezionalo, premi «Cancella un tratto» e clicca il tratto sbagliato. Se sta a un capo il muro si accorcia; se sta in mezzo si divide in due, e il pezzo nuovo tiene spessore, altezza e occlusione di quello di partenza. I varchi che stavano sul tratto tolto vengono eliminati — la domanda di conferma dice quanti sono — e gli altri si rimisurano da soli sul muro che resta. Esc annulla.

Nell’elenco a destra, cliccando il nome di un’area la evidenzi sulla mappa; accanto trovi il cestino per eliminarla.

Ambienti: dichiarare i locali

Nella finestra Disegna, «Ambiente / locale» traccia la stanza: un poligono con un nome proprio, una destinazione d’uso e i dati del soffitto. È l’oggetto da cui dipendono tre conti che non si somigliano — le categorie di persone riprese nei documenti privacy, la superficie che i rivelatori d’incendio coprono davvero, e l’altezza a cui quei rivelatori lavorano.

Un ambiente non occlude niente: le pareti sono i muri, che restano oggetti a sé. La «Zona» continua a esistere e resta anonima; l’ambiente ha un nome, ed è il nome che finisce scritto negli avvisi e nei documenti. «CAM-01 riprende Spogliatoio uomini» si legge, «CAM-01 riprende Ambiente / locale» no.

Ogni apparecchio viene assegnato all’ambiente più piccolo che lo contiene, e solo sulla stessa pianta: una cabina dentro un capannone è un locale a sé, e un ambiente del piano terra non presta il suo soffitto a un rivelatore del primo piano.

La spunta «C’è anche pubblico» è per il caso di tutti i giorni: il piano vendita di un negozio è insieme area di lavoro e luogo dove entrano i clienti, e con un valore solo una delle due categorie di interessati spariva dal registro dei trattamenti. Non sostituisce la destinazione principale — resta quella a decidere se la ripresa è ammessa — e non viene offerta dove non avrebbe senso: su un’area già aperta al pubblico, su una vietata, sul fuori perimetro.

Nel pannello dell’ambiente ci sono anche i dati del locale che servono all’antincendio: «Altezza locale (m)», «Forma del soffitto», «Controsoffitto (m)» e le «Travi a vista». Stanno sulla stanza e non su ogni rivelatore perché sono proprietà della stanza: alzare un capannone da 6 a 7 metri è una correzione sola invece di trenta.

Su un capannone quei due numeri non bastano, e allora la copertura si DISEGNA: falde con la loro quota al colmo e alla gronda, travi con la loro sporgenza. Da lì l’altezza del locale e la banda della norma le ricava il planner. Vedi «Falde e travi: disegnare la forma del soffitto».

Un ambiente senza destinazione d’uso, per i documenti privacy, è come se non ci fosse: nell’elenco «Ambienti» del pannello lo riconosci dalla scritta ambra «destinazione?».

Ricavare gli ambienti dai muri

In fondo alla finestra Disegna c’è «Ricava ambienti dai muri»: riconosce le stanze che i muri già disegnati delimitano e le crea come ambienti, una per una. Su una pianta con venti locali è mezz’ora risparmiata.

A delimitare sono solo i MURI. Recinzioni, siepi, ostacoli e zone non chiudono un locale, e il comando te lo dice invece di uscire a mani vuote. Serve inoltre la pianta calibrata: un ambiente senza superficie non servirebbe a niente.

Il comando AGGIUNGE, non rigenera. Rilanciarlo dopo aver spostato un muro non crea doppioni e non tocca quelli che ci sono già: nomi e destinazioni d’uso scritti a mano restano dove sono.

Gli ambienti nascono muti: la destinazione d’uso non la indovina nessuno, e si dichiara una per una dall’elenco «Ambienti» del pannello.

  1. Disegna i muri con lo snap acceso, così i capi si agganciano davvero.
  2. Calibra la pianta.
  3. Menu Disegna, in fondo, «Ricava ambienti dai muri».
  4. Leggi il riepilogo: quanti ne ha creati e quali avvisi ci sono.
  5. Dichiara la destinazione d’uso di ognuno dall’elenco «Ambienti».

L’avviso che vale la chiamata all’assistenza è «N estremi di muro non si chiudono su nessun altro muro»: due muri disegnati a occhio non condividono un vertice, e la stanza sembra chiusa sul foglio senza esserlo. Il nome generato («Ambiente 03 (24 m2)») è una fotografia del momento: se poi sposti un muro, la superficie scritta nel nome non si aggiorna.

Varchi: porte, finestre, cancelli

Finché un muro era per forza opaco, sugli interni la verifica delle riprese era sistematicamente ottimista: una telecamera che riprende oltre una porta aperta risultava a posto e nessuno lo diceva. Il varco è il buco che rende onesta quella verifica — la stessa che blocca il report, la relazione tecnica e l’istanza all’Ispettorato.

Si posa dalla finestra Disegna, voce «Varco (porta, cancello)», con un clic SUL muro: un varco non nasce dove clicchi, si aggancia. Se sotto il dito non c’è una struttura non succede niente, e il planner ti dice perché. Vale su muri, recinzioni, ostacoli, siepi e macchie.

Nel pannello scegli «Tipo di varco» — porta, portone o sezionale, cancello, finestra, tornello, sbarra, apertura senza serramento — e correggi «Luce (m)», «Altezza vano (m)» e «Davanzale (m)». «Altezza vano» lasciata vuota non vuol dire zero: vuol dire che il vano arriva in cima al muro. E cambiare il tipo riporta le tre misure a quelle di partenza, anche se le avevi scritte a mano. Il «Verso» serve al controllo accessi e non tocca le ombre: un buco è un buco nei due sensi.

Che cosa fa alle ombre. Sopra il vano c’è l’architrave: attraverso una porta si vede il pezzo di stanza subito oltre e si perde il fondo, quindi l’ombra comincia più lontano invece di sparire. Sotto una finestra c’è il davanzale, e lì l’ombra c’è vicino e finisce più in là. È il caso che pesa di più per la privacy, perché la ripresa attraverso una finestra è quella che finisce nell’informativa.

Sul disegno il vano si legge senza aprire il pannello: un tratto bianco largo quanto la luce vera, con il bordo tratteggiato se c’è un architrave e pieno se il vano arriva in cima.

Il varco vive attaccato alla sua struttura: trascinandolo scorre lungo il muro invece di staccarsene, allungando o accorciando il muro lo segue, e cancellando il muro sparisce con lui. Se resta orfano per altre strade, nel pannello compare «Riaggancia alla struttura più vicina», che chiede conferma prima di spostarlo.

Un varco non è un prodotto: non ha articolo, non entra nella distinta e non è mai il capo di un cavo. Quello che si compra è semmai il contatto, il lettore o il maniglione che ci monti sopra, con il campo «Su varco» del loro pannello — da quel momento l’apparecchio segue il varco.

Senza l’altezza di installazione della telecamera la geometria dei vani non si calcola, e i vani vengono considerati APERTI: è il ripiego prudente (si dichiara di riprendere di più), ma con l’altezza vera l’esito può cambiare. Un avviso in «Conformità riprese» lo dice per nome.

Cablaggio

Vie di posa, cavi calcolati sul percorso, linee entra-esci e riempimento dei condotti.

Tracciare un cavo

La finestra Cablaggio elenca i tipi di cavo, ognuno con un suo tratto e colore. Scegli il tipo e clicca i punti del percorso; doppio clic (o Fine, da telefono) per terminare.

I capi del cavo si agganciano agli elementi vicini: se poi sposti la telecamera o il registratore, il cavo la segue senza doverlo ridisegnare.

La lunghezza dei cavi ha senso solo dopo aver calibrato la scala della pianta.

Disegnare i passaggi (vie di posa)

Il menu Passaggi contiene le vie in cui i cavi corrono davvero: corrugato sottotraccia, canalina, passerella portacavi, controsoffitto, cavedio, tubo interrato, tubo a vista, tratta aerea. Si disegnano come i muri, cliccando i punti.

Il CAVEDIO fa eccezione: si posa con un clic solo. Un pozzo verticale visto dall’alto è un posto, non un percorso, e disegnarlo come segmento faceva finire in distinta metri di tubo che non esistono. Quello che posi è la sua BOCCA su quel piano, e i metri di salita sono metri di cavo, non di condotto. Vedi «Cavi fra piante diverse».

Due che si somigliano solo nel nome: la passerella portacavi è una canala aperta a vista, in quota, dove i cavi si appoggiano e restano accessibili; il tubo interrato (quello che si chiama comunemente cavidotto) è un condotto chiuso dentro uno scavo, dove il cavo si infila con la sonda e non si tocca piu’. Per questo il planner, a parità di metri, preferisce la passerella: lo scavo costa molto di piu’.

Le vie si agganciano fra loro: se un capo finisce su un’altra via, o se due vie si incrociano, il punto diventa una giunzione e i cavi possono passare dall’una all’altra. Se invece una via passa sopra o sotto le altre senza comunicare, spegni la giunzione con il segno ≠ nell’elenco Passaggi.

Ogni via ha un diametro utile (modificabile nell’elenco): serve a calcolare quanto è pieno il condotto.

Accanto al diametro c’è la quota di posa in metri (il campo “q”): a che altezza corre la via rispetto al piano di riferimento, negativa se interrata. Il tubo interrato parte da -0,6 m, le altre tipologie da vuoto, cioè alla stessa quota dei dispositivi. È questo numero che fa calcolare al planner le calate dei cavi.

CONTROSOFFITTO e PASSERELLA fanno eccezione: se le disegni dentro un ambiente di cui il planner conosce il soffitto (dichiarato, o ricavato dalle falde), la quota te la PROPONE lui — il punto più basso del soffitto lungo la via, meno 20 cm di franco — e te lo scrive sotto il campo. È una proposta come le altre: correggila e la riga sparisce. Se la via attraversa due locali, o se la pianta non ha la scala, non propone niente: meglio nessun numero che un numero plausibile ricavato da una misura che non esiste.

SCENDI SOTTO LE TRAVI: se una via in quota attraversa delle capriate, il pulsante «Scendi sotto le travi» (nel pannello della via) la spezza nei punti d’incrocio e abbassa i tratti che ci passano sotto, di quanto la trave sporge PROPRIO LÌ più un franco di 10 cm. Non è la sporgenza massima della capriata: sotto una falda la stessa capriata scende di 10 cm in gronda e di un metro e mezzo al colmo. Nascono vie normali — si spostano, si correggono e si cancellano una per una — e i metri verticali che la discesa fa nascere sono contati dappertutto. Se le travi non dicono come ci passano i cavi, la domanda arriva una volta sola.

Disegna prima i passaggi, poi collega: i cavi ci finiscono dentro da soli. E disegna gli AMBIENTI prima delle vie in quota: è dagli ambienti che il planner sa quanto è alto il soffitto lì sopra.

Collegare due apparati (percorso automatico)

Con il menu Collega scegli come si collega e con che cavo, poi clicchi i due elementi sulla mappa: il planner calcola da solo il tragitto più conveniente dentro i passaggi, comprese le calate dai dispositivi alla via più vicina.

Nella finestra Collega l’elenco si può filtrare per AMBIENTE: su un capannone con trenta rivelatori, un pulsante e due sirene, sceglierli uno per uno fra tutti i dispositivi del progetto è il lavoro che fa abbandonare la finestra — filtrando per locale diventa una spunta di gruppo. ⚠ Il concentratore resta scegliibile anche se sta altrove: la centrale, di norma, non è nel locale che stai cablando, e il suo menu non passa dal filtro.

E l’elenco è ordinato come li incontra il CAVO, non come sono stati posati: per via di posa e per posizione lungo quella via. Su un capannone i numeri seguono l’ordine di posa (SEN-335, 336, 337…), che non è l’ordine in cui una via li tocca: spuntando un gruppo si otteneva una sequenza che zigzagava per tutto il locale, da riordinare a mano riga per riga. Chi non sta vicino a nessuna via va in fondo, ordinato per nome — è proprio quello su cui vale la pena fermarsi a guardare.

Se uno dei due capi non ha nessun passaggio vicino, la tratta viene comunque creata ma in linea d’aria: nell’elenco Cablaggio la riconosci dalla freccia obliqua invece che dalla freccia a gomito.

Un cavo calcolato resta legato al suo percorso: se sposti un apparato, o se sposti o cancelli una via di posa, il tragitto si ricalcola da solo. I cavi disegnati a mano restano invece come li hai tracciati.

Le barriere a infrarossi sono un elemento doppio: un clic sulla barriera vale per tutte e due le colonne, quindi partono due tratte, una per TX e una per RX. Su una linea entra-esci invece la linea entra in una colonna ed esce dalla gemella, poi prosegue verso il dispositivo successivo.

Il palo non è un capo di tratta: cliccarlo apre a ventaglio le icone degli apparecchi che porta, e scegli quello giusto senza doverlo centrare fra le altre. Il ventaglio resta aperto, così da un palo con quattro telecamere le prendi una dopo l’altra.

  1. Disegna le vie di posa con il menu Passaggi.
  2. I due CAPI della via si agganciano all'elemento vicino: sul capo agganciato compare un pallino bianco e nell'elenco Passaggi il nome dell'elemento. Da li' in poi, spostando quell'elemento (o il palo che lo porta) la via lo segue e i cavi si ricalcolano da soli. Per sciogliere l'aggancio trascina il capo lontano dall'elemento; per crearlo, avvicinalo. Anche i vertici intermedi che passano sull'elemento si spostano con lui, cosi' le giunzioni reggono.
  3. Apri Collega, lascia selezionato “Stella” e scegli il tipo di cavo.
  4. Clicca il primo apparato, poi il secondo: la tratta compare già instradata.
  5. Continua con le altre coppie, oppure premi Esc per uscire dallo strumento.

Se gli apparecchi sono tanti o troppo vicini, conviene la finestra “Scegli da elenco”.

Collegare scegliendo da elenco (finestra)

Su un impianto grande mirare le icone diventa faticoso: a zoom 18 un metro sulla mappa vale due pixel, e due telecamere vicine sono praticamente lo stesso punto. Nel menu Collega la voce “Scegli da elenco” apre una finestra dove i dispositivi si prendono da una lista invece che dalla mappa.

L’elenco è raggruppato prima per palo (con sotto gli apparecchi che quel palo porta) e poi per tipo, e ogni riga dice se il dispositivo ha già dei cavi: il pallino pieno con il numero, il cerchietto vuoto se è ancora da collegare. La casella “da collegare” lascia in lista solo questi ultimi.

La finestra non ti fa perdere di vista la mappa: passando il mouse su una riga il dispositivo si accende di un alone giallo, e il mirino accanto al nome ci porta la vista sopra. La finestra si trascina per l’intestazione, come il pannello Livelli.

Il riquadro in basso mostra le tratte che verranno create con i metri già calcolati, la via che prenderanno e il totale, prima di confermare: se una supera il limite del tipo di cavo (per esempio i 90 m dell’ethernet) lo dice subito, invece di scoprirlo a tratte create.

A creare le tratte sono le stesse funzioni del giro a clic: percorsi, calate, bretelle di palo, coppie di barriera e controlli si comportano esattamente allo stesso modo.

  1. Apri Collega e scegli “Scegli da elenco”.
  2. Imposta come si collega e con che cavo, poi scegli il concentratore.
  3. Spunta i dispositivi (stella) oppure aggiungili con “+” nell’ordine di passaggio (bus e anello).
  4. Controlla i metri nel riquadro in basso e premi “Crea”.

Lo schema di cablaggio

Nel menu Collega, la voce “Schema di cablaggio” apre il disegno a blocchi dell’impianto: gli apparecchi come simboli, i cavi come linee, e nient’altro. Non è una planimetria e non è in scala — le posizioni sul foglio non hanno alcun rapporto con quelle reali — ed è proprio per questo che si legge: senza la mappa sotto, il giro dei cavi si vede tutto in una volta.

Lo schema prende TUTTE le tratte del progetto, mappa e piante insieme, perché in cantiere serve il quadro completo dell’impianto e non un foglio per piano.

Ogni tratta porta la sua sigla e i metri di sviluppo reale, cioè la planimetria più le calate ai due capi: è il numero da confrontare con i limiti, e quando li supera la linea diventa rossa. Gli apparecchi montati sullo stesso palo stanno dentro una parentesi tratteggiata, e quelli via radio hanno il bollino e nessun cavo.

Quando un apparecchio è insieme una tappa di una linea e il concentratore di una stella — sette switch in anello, ognuno con le sue telecamere — il disegno si divide in fogli: il primo mostra solo la dorsale, e accanto a ogni switch c’è il rimando al foglio che disegna le sue telecamere.

Toccando un simbolo l’elemento si seleziona in mappa e la vista ci si porta sopra: è il modo più rapido di andare a correggere quello che lo schema ha appena messo in evidenza. Il pulsante SVG scarica il foglio come disegno vettoriale, buono per la stampa a qualunque misura.

Toccando un CARTELLINO si scrive l’attacco a cui quel cavo arriva sul concentratore: la porta dello switch, il morsetto di zona, il loop. È testo libero, quindi vale per qualunque impianto; quando l’attacco non c’è ancora, il campo si apre già compilato con il primo numero libero della serie che quell’apparecchio sta usando (P1, P2 → P3), e i buchi lasciati da una tratta cancellata vengono riempiti per primi. Invio conferma, Esc annulla.

Se due tratte dichiarano lo stesso attacco sullo stesso apparecchio, lo schema lo segnala come errore: è lo sbaglio più facile da fare e il più noioso da scoprire in cantiere.

L’ALIMENTAZIONE DI RETE è una tratta come le altre, non una nota. Il “Quadro elettrico / presa 230 V” si posa dal menu “Strutture”, accanto a palo e colonna: non è un prodotto e non si sceglie dal catalogo, perché di solito il quadro c’era già. Posalo dove arriva la corrente e collegalo all’apparecchio con il tipo cavo “Alimentazione 230 V”. Da quel momento i metri entrano nel computo, il cavo occupa il suo posto nel cavidotto e la linea compare sullo schema in marrone pieno.

La LINEA INTERNET funziona allo stesso modo. Il “Router / linea internet (esistente)” si posa dal menu “Strutture” accanto al quadro, e non è un prodotto per la stessa ragione: il router dell’operatore c’era già, non ha una scheda tecnica e non lo vendi tu. Posalo dove arriva la linea e collegalo all’NVR o allo switch con l’UTP: da quel momento anche quei metri entrano nel computo e prendono il loro posto nel cavidotto, invece di restare un cavo che si trova in cantiere. Il router 4G che invece fornisci tu è un’altra cosa: si prende da “+ Prodotto” come qualunque apparecchio, con il suo prezzo e la sua scheda.

Sono i due soli oggetti delle Strutture che si possono collegare, ed è la stessa idea: il punto da cui arriva la corrente e quello da cui arriva la linea. Palo, colonna e albero no; il palo, cliccato con lo strumento Collega, apre il ventaglio degli apparecchi che porta.

Scritta come nota, invece, la stessa cosa resta fuori dal computo, fuori dal riempimento dei condotti e fuori dai controlli: la nota ricorda, non calcola.

Le NOTE ancorate a un apparecchio compaiono sul foglio accanto al suo simbolo, su un cartoncino giallo col becco rivolto verso di lui; quelle non ancorate finiscono in un blocco “Note del progetto”. Una nota lunga fa scendere la riga sotto invece di finirle addosso, e una nota agganciata a un elemento che poi è stato cancellato diventa generale invece di sparire.

  1. Apri Collega e scegli “Schema di cablaggio”.
  2. Se i fogli sono più di uno, scegli quale guardare dal menu in alto.
  3. Il pulsante a tutto schermo allarga il disegno sopra la mappa; quello SVG lo scarica.
  4. Tocca un simbolo per ritrovare l’apparecchio in mappa.
  5. Tocca un cartellino per scrivere l’attacco (porta, zona, loop).
  6. Per il 230 V: posa un quadro elettrico da Strutture e collegalo col cavo “Alimentazione 230 V”.
  7. Per la linea internet: posa un “Router / linea internet (esistente)” da Strutture e collegalo con l’UTP.
  8. La finestra si ridimensiona dalla maniglia in basso a destra, e la misura resta per la volta dopo.

Il numero in alto a destra conta errori e avvisi: aprilo per l’elenco.

Linee entra-esci e ad anello

Non tutti gli impianti sono a stella. Un bus RS-485, un loop antincendio indirizzato o una serie di sirene passano da un dispositivo al successivo: nel menu Collega scegli “Entra-esci” oppure “Entra-esci ad anello”.

Clicca prima il concentratore (centrale, NVR, switch) e poi i dispositivi nell’ordine in cui il cavo li tocca; ogni clic crea una tratta. Premi Fine per chiudere: sull’anello viene aggiunta anche la tratta di ritorno al concentratore.

Le tratte della stessa linea restano legate fra loro (BUS-01/1, BUS-01/2...) e vengono controllate insieme: sviluppo totale, numero di dispositivi, terminazione, e sull’anello anche che andata e ritorno non corrano dentro lo stesso condotto.

L’ordine dei clic è l’ordine del cavo, ma non è più definitivo: vedi “Riordinare una linea”.

Riordinare o smontare una linea già fatta

Nella finestra “Scegli da elenco” la scheda “Esistenti” elenca tutto il cablaggio della vista: le linee entra-esci raggruppate con i loro metri, e sotto le tratte singole.

Aprendo una linea puoi eliminarla tutta in un colpo, oppure premere “Riordina” e spostare le tappe con le frecce (o trascinandole). Salvando, le tratte della linea vengono ricreate nell’ordine nuovo: i percorsi si ricalcolano sui passaggi e le sigle restano quelle di prima (BUS-01/1, BUS-01/2...).

Il concentratore resta fermo in prima posizione, ed è giusto: è il capo da cui parte la linea. Le due colonne di una barriera restano attaccate come un’unica tappa, così riordinando non si rischia di separarle.

Riordinare significa ricreare: se avevi corretto a mano la geometria di una di quelle tratte, la correzione si perde.

Calate, risalite e bretelle di palo

La pianta è una vista dall’alto, quindi i metri che si leggono sul disegno sono solo la proiezione a terra. Il cavo però scende dal dispositivo fino alla via di posa e risale dall’altra parte: su un palo di 6 m con un tubo interrato a 60 cm sono 6,6 m per capo che sul disegno non si vedono.

Il planner li calcola da solo: per ogni capo prende l’altezza di installazione del dispositivo (se non l’hai compilata usa quella del palo su cui è montato) e la quota della via a cui la tratta si aggancia. La differenza è la calata. Nell’elenco Cablaggio la vedi in grigio accanto ai metri della tratta, e il totale compare nella riga “Calate e risalite”.

Le calate entrano nei metri da acquistare e nei controlli di lunghezza: una dorsale ethernet di 86 m in pianta con due calate da 6 m è fuori dai 90 m ammessi, e adesso l’avviso lo dice.

E i metri verticali non sono solo ai due capi: se il tragitto calcolato passa da una via a 3,20 m a una a 2,60 m per scendere sotto una capriata e poi risale, quel metro e venti è cavo vero e viene contato. Vale per ogni cambio di quota lungo la strada, non solo per le discese generate dal planner: anche una via che hai disegnato e quotato a mano.

Allo stesso modo non si vedono i MONTANTI, cioè i metri che un cavo fa salendo dentro un cavedio da un piano all’altro. Sono contati e compresi dappertutto: nel numero grigio «+n» accanto ai metri della tratta, nei metri da acquistare, nella riga «Calate e risalite» (che dice quanti di quei metri sono montante), nello schema di cablaggio e nel report. Il numero da confrontare con i limiti è sempre lo sviluppo reale: planimetria più calate più montanti.

I collegamenti fra apparecchi montati sullo stesso palo (lo switch nella scatola e le telecamere sopra) non passano dalla rete di posa: il planner li tratta come bretelle, li segna con la freccia verticale e li conta a pezzi invece che a metri, nella riga “Bretelle”. Senza questa regola il percorso più breve scenderebbe nel tubo interrato per risalire sullo stesso palo.

Se una via ha la quota vuota non genera né calate ai capi né salti lungo la strada, ed è voluto: meglio nessun metro che metri inventati. Il salto fra le due vie prima e dopo un cavedio non si conta mai: quei metri sono già il montante, e le due vie stanno su piani diversi.

I passaggi del loop antincendio, proposti dal planner

Dopo aver riempito un ambiente di rivelatori, nel pannello dell’ambiente compare «Passaggi del loop…». Propone due cose insieme: l’ORDINE in cui il cavo tocca i dispositivi e le VIE su cui corre. Non crea niente finché non lo accetti: la proposta si vede sul disegno, e una serpentina sbagliata si riconosce a colpo d’occhio.

Ci vanno TUTTI i dispositivi antincendio collegabili dell’ambiente, non i soli rivelatori: pulsanti manuali, segnalatori ottico-acustici e teste di barriera stanno sullo stesso loop. Fermi porta, spie remote e catadiottri restano fuori perché sono accessori e un loop non li tocca.

Pulsanti e sirene però non stanno sulla maglia: stanno alle porte e sulle pareti. Non fanno una fila per conto loro — sarebbe una via e un salto di testata per un condotto che nessuno stende — ma vengono INFILATI nell’ordine dove il cavo gli passa più vicino, così il pulsante alla porta entra fra le due teste da cui la dorsale passa lì accanto.

Chi invece si trova accanto al percorso di RITORNO viene preso per ultimo, tornando in centrale: su un anello «sul ritorno» vuol dire solo «è l’ultimo della fila», ed è quello che si fa in cantiere. La differenza la fa la distanza dal percorso vero del ritorno, che corre lungo il perimetro — non dalla retta fra l’ultima testa e la centrale, che attraverserebbe il capannone in diagonale e non esiste.

La CENTRALE si cerca su tutta la pianta, non dentro l’ambiente: sta quasi sempre in portineria o nel locale tecnico. Il planner propone la più vicina e le altre stanno in un menu, perché con due capannoni e due centrali la più vicina non è quella che li serve.

L’ordine è una SERPENTINA: la prima fila si percorre in un verso, la seconda al contrario, e così via. Non è il percorso più corto in assoluto ed è voluto: è quello prevedibile, che un montatore capisce prima di premere il bottone. La direzione delle file la sceglie il planner fra quella dell’orditura e la sua perpendicolare — vince quella che fa meno file — e resta una casella che puoi correggere.

Le vie sono quattro tipi: una per ogni FILA di teste (tutte lunghe uguale, così i salti restano dritti), un SALTO corto a ogni cambio di fila alternato fra le due testate, la PARTENZA dalla centrale e il RITORNO. Il ritorno corre più esterno dei salti, ed è il punto di tutta la faccenda: se andata e ritorno corressero nello stesso condotto, un danno lì dentro interromperebbe il loop da tutte e due le parti — cioè esattamente quello che un anello esiste per evitare. Nel pannello di ogni via c’è scritto che mestiere fa.

Le vie nascono GIÀ SCESE sotto le capriate: dove la dorsale incrocia una trave, la via è spezzata e il tratto di mezzo abbassato (in rosso nell’anteprima). Se le travi non dicono ancora come ci passano i cavi, nel riquadro ci sono i due pulsanti «Passano sotto» e «Fori o asole»: la proposta cambia sotto gli occhi, e la risposta si scrive sulle travi quando crei le vie.

Nascono vie NORMALI, in controsoffitto e con la quota di posa già proposta: si spostano, si correggono e si cancellano una per una. Se in capannone ci sono già canaline o passerelle montate, conviene disegnarle e cancellare le vie che le doppiano.

Quello che il planner NON sa, e che il riquadro dice: le canaline già montate, i macchinari e i carriponte da aggirare, e la RESISTENZA del loop — il limite vero di un anello è in ohm, e il planner controlla solo i metri (2.000 m per l’antincendio).

Il secondo passo NON crea le tratte: apre la finestra Collega già riempita — concentratore, ordine proposto, topologia ad anello, cavo antincendio. Lì togli quello che non ci va (un pulsante di un’altra zona, le teste del controsoffitto se le vuoi su una linea separata), riordini trascinando, leggi i metri di ogni tratta, e crei quando sei d’accordo. Il generatore fa quello che quella finestra non sa fare — la geometria, cioè l’ordine — e le consegna il risultato.

I due passi sono separati apposta: chi in capannone ha già le canaline montate vuole solo l’ordine, non venti vie nuove, e salta il primo.

  1. Riempi l’ambiente di rivelatori.
  2. Apri l’ambiente e premi «Passaggi del loop…».
  3. Guarda la serpentina sul disegno; se le file corrono di traverso, correggi la direzione.
  4. «1. Crea le vie»: nascono i passaggi. È il momento di cancellare quelli che doppiano canaline già montate.
  5. «2. Rivedi e crea in Collega»: la finestra si apre già riempita. Correggi quello che serve e premi Crea.

L’ordine dei lavori conta: prima le teste, poi le vie, poi le tratte. Rifare la posa dei rivelatori dopo aver cablato lascia i cavi con un capo staccato.

Cavi fra piante diverse: cavedi, vani e montanti

Ogni pianta è un disegno suo: coordinate uguali su piante diverse non sono lo stesso posto, e una linea tirata da un foglio all’altro non è un percorso. Fra un piano e l’altro si passa solo dove lo dichiari, e lo si dichiara con i CAVEDI.

Un cavedio si posa con un clic per piano, dal menu Passaggi: quello che stai posando è la BOCCA del pozzo su quella pianta. Due bocche con lo STESSO nome di vano, su piante diverse, sono lo stesso cavedio: è così che un cavo sale. Il nome del vano è l’identità del vano — «A» e «A » sono due vani diversi — e per questo, dalla seconda bocca in poi, il planner ti fa SCEGLIERE il vano da un elenco invece di farti riscrivere il nome.

I metri di salita si ricavano dalla differenza di quota fra le due piante. La quota si scrive nel menu Impostazioni, sezione «Pianta attiva», campo «Quota m»: è il piano di calpestio, non l’altezza del soffitto. Se il vano non sale dritto e i metri veri sono di più, li scrivi nel campo «Salita da sotto (m)» della bocca di SOPRA, e quel numero vince.

Da lì in avanti si collega come sempre. La finestra «Scegli da elenco…» elenca gli apparecchi di tutte le piante, col nome del piano accanto quando i piani sono più di uno, e l’anteprima dei metri funziona anche fra piante diverse — cioè proprio dove i metri non si intuiscono a occhio. Il cavo resta UNA riga sola, nata sulla pianta del capo di partenza; sulle piante attraversate lo vedi con la doppia freccia, e i suoi metri restano contati una volta sola, là dove è nato.

La bocca va raggiunta dalla rete di posa del suo piano, come un apparecchio qualsiasi: se la via più vicina è lontana il planner lo dice, con la distanza in metri, invece di ripiegare in silenzio sulla linea d’aria. E il riempimento di un cavedio si conta dai cavi che ci SALGONO dentro, non da quelli che sul disegno gli passano sopra.

  1. Scrivi la quota di ogni pianta in Impostazioni, «Pianta attiva».
  2. Posa una bocca di cavedio sulla prima pianta e dàlle un nome di vano.
  3. Passa all’altra pianta, posa la seconda bocca e SCEGLI lo stesso vano dall’elenco.
  4. Controlla che la rete di posa di ciascun piano arrivi fino alla bocca.
  5. Collega i due apparecchi: il percorso passa dal cavedio da solo.

Gli avvisi da non ignorare: «ha una bocca sola, quindi non collega due piani», «2 bocche sulla stessa pianta: non si sa da quale passa il cavo», «la bocca non è attaccata a nessuna via di posa», e soprattutto «non si sa quanti metri di salita ci sono, e la tratta li conta ZERO» — quest’ultimo è il caso in cui il cavo esce più corto del vero. Le piante dichiarate «variante alternativa» restano fuori: sono un’alternativa allo stesso piano, non un piano in più, e nessun cavo ci sale.

Riempimento dei condotti e avvisi

Sotto l’elenco Passaggi trovi i materiali di posa (metri per tipologia e diametro) e su ogni via quanti cavi ci passano e quanto è piena. Oltre il 40% il condotto diventa rosso sulla mappa e il planner ti dice quale diametro servirebbe.

Sotto l’elenco Cablaggio trovi i totali per tipo di cavo, i metri da acquistare (con calate, ricchezza di posa e terminazioni) e gli avvisi: tratte oltre la lunghezza massima ammessa (per esempio i 90 m di una dorsale ethernet), linee con troppi dispositivi, anelli non chiusi (il ritorno al concentratore non è tracciato) e anelli in cui il RITORNO ripassa nei condotti dell’andata, bus aperti da terminare sull’ultimo dispositivo, colonne di barriera rimaste senza cavo mentre la gemella è collegata, tratte calcolate in linea d’aria perché ai due capi non c’era nessun passaggio abbastanza vicino.

E i segnaposti ancora da risolvere: «Restano 7 segnaposti da risolvere («A»: 4, «B»: 3)». Un segnaposto è un segno messo mentre contavi, e finché non gli colleghi il prodotto non porta niente in distinta: sul disegno si vede, nel computo no.

C’è anche l’avviso più utile di tutti: i dispositivi rimasti senza nessuna tratta. Sono l’errore che si scopre in cantiere.

Chi NON viene contato fra gli scollegati: le strutture (pali, colonne, alberi), gli accessori, gli apparecchi marcati via radio e quelli AUTOALIMENTATI. Questi ultimi meritano una parola, perché sono prodotti veri che vanno in distinta: una lampada di emergenza o un cartello di esodo autoalimentato si posa, si compra e si conta, ma un cavo non lo aspetta. Lo decide la spunta «cablabile» sul tipo di elemento nel gestionale, non il fatto di avere o non avere un articolo collegato.

Gli stessi controlli finiscono nel report PDF, nel riquadro “Controlli” in fondo alla pagina Schema cablaggio.

Un avviso che hai già valutato lo puoi mettere a tacere: accanto a ogni riga c’è “ignora”. Sparisce dall’elenco e non compare nel report PDF. Non si perde: finisce nel gruppo “avvisi ignorati” qui sotto, richiudibile, da cui lo puoi sempre ripristinare.

Ignorare un avviso NON mette a tacere il problema, solo quel controllo su quell’oggetto. Se una tratta era “vicina al limite” e domani lo supera, l’avviso che parla è un altro e torna a farsi vedere. Lo stesso vale per l’elenco dei dispositivi scollegati: se ne resta fuori uno in più, l’avviso riappare.

I controlli di lunghezza usano lo sviluppo reale del cavo: planimetria più calate più montanti. Ignorare un avviso è una modifica del progetto: serve il lucchetto, e il progetto dev’essere in Bozza.

Scegliere il cavo a catalogo

Sotto l’elenco Cablaggio, il blocco “Prodotti cavo” elenca le classi che stai usando nel progetto (UTP esterno, allarme, antincendio...). Per ognuna scegli il prodotto vero dal catalogo: da quel momento i calcoli smettono di usare valori indicativi e usano i suoi numeri.

Il prodotto scelto si applica a tutte le tratte di quella classe e resta memorizzato come il tuo cavo abituale: nei progetti successivi le tratte nuove se lo prendono da sole, senza passare dal catalogo.

Cosa cambia con il prodotto collegato: il riempimento dei condotti usa il diametro esterno vero; i metri da acquistare diventano matasse intere (“3 matasse da 305 m” invece di “780 m”); sulle linee che portano alimentazione compare l’avviso di caduta di tensione con la sezione che servirebbe.

Nell’elenco compaiono solo i prodotti classificati come “Cavo” nel tab Planner della scheda prodotto in ERP, con le caratteristiche compilate.

Rete e registrazione: porte, PoE, banda e dischi

In fondo al pannello Cablaggio c’è la card «Rete e registrazione». Premi «Calcola» e ti dice, per ogni apparecchio che dichiara dei «banchi di attacchi» — switch, NVR e anche il box di alimentazione col suo switch PoE — quante porte sono occupate su quante ce ne sono, quanti watt di PoE stai chiedendo sul budget disponibile, quanta banda arriva all’NVR sulla sua capacità di registrazione, e quanti terabyte servirebbero per i giorni di conservazione dichiarati. Le barre diventano ambra sopra il 90% e rosse oltre il limite.

Non si aggiorna da sola a ogni modifica: il calcolo legge il catalogo dal server, e rifarlo a ogni trascinamento sarebbe una chiamata per pixel. Si preme «Ricalcola» quando serve, e accanto al titolo c’è l’ora dell’ultimo giro.

I numeri vengono dal CATALOGO, non da quello che l’elemento si porta dietro: porte, PoE e banda si dichiarano sulla scheda del prodotto — i «banchi di attacchi» dello switch o dell’NVR, il bitrate della telecamera. Se una scheda è vuota il planner non inventa: lo dice, e conta PER DIFETTO. Compilarla dopo aver posato l’apparecchio va benissimo: i numeri arrivano al «Ricalcola» successivo, senza ri-posare niente.

Quando il bitrate a scheda non c’è ma ci sono risoluzione e frame rate, la banda viene STIMATA e resta marcata come stima fino all’avviso: serve a dimensionare, non è un numero da mettere in offerta. I giorni di conservazione per il calcolo dei dischi escono dalla scheda «Dati per i documenti», così il disco e il cartello non possono dire due cose diverse.

Un dettaglio che ha già bocciato un progetto in prova: il tetto dell’uplink lo decide il CAVO con cui risali, non la porta più veloce che lo switch possiede. Se sali in rame, le SFP da un giga che quello switch ha e che nessuno sta usando non contano.

⚠ Gli avvisi di rete NON compaiono nell’elenco avvisi dell’editor: quello non ha sotto mano le specifiche di catalogo, e fingerle a zero avrebbe prodotto allarmi falsi. Li vedi nella card, e li stampano sempre il report e la pagina Controlli dello schema. Si mettono a tacere come tutti gli altri.

Box di alimentazione con switch e batterie

Il box di alimentazione per telecamere — la stazione di backup con lo switch PoE dentro e lo spazio per le batterie — si posa dal catalogo come ogni altro prodotto, e nel planner si comporta come un CONCENTRATORE: da lì partono i cavi verso le telecamere, esattamente come da uno switch.

Quello che ha da offrire lo dicono i suoi «banchi di attacchi», dichiarati sulla scheda del prodotto: le porte RJ45 con PoE e gli uplink, e poi le uscite di alimentazione — 12 V, 24 V e la presa di servizio 230 V. Le porte e i watt di PoE entrano nella card «Rete e registrazione» come quelli di uno switch.

12 V e 24 V sono due banchi DISTINTI, non un banco solo con un numero dentro: il banco dice cosa ci si può attaccare, e una telecamera a 12 V su un’uscita a 24 V si brucia. Sommarli avrebbe detto che ci sta.

Le batterie NON si posano sulla mappa: la batteria è un tipo non posabile, e nel catalogo non la trovi fra le cose da mettere sul disegno. Si scelgono come ACCESSORI del box, nella finestra del catalogo quando lo colleghi (con i pulsanti + e − per quante ne vuoi): così finiscono in distinta attaccate al box che le ospita, che è dove hanno senso.

Il calcolo dell’AUTONOMIA — quante ore regge con quelle batterie e quel carico, e se ci stanno fisicamente nel vano — sta sulla scheda del prodotto nel gestionale, non nel planner: qui il box si posa, si cabla e si conta. Tieni presente che la presa 230 V non sopravvive alla mancanza rete: quello che ci appendi non è sotto backup.

Mappa e piante

Sfondi satellitari, ricerca indirizzo, caricamento e calibrazione delle piante.

Sfondi della mappa

In vista Mappa puoi scegliere lo sfondo: Ortofoto Sardegna, Satellite Esri, Mappa OSM e, dove serve più dettaglio, Satellite Mapbox in alta definizione.

Mapbox consuma quota a consumo: per il lavoro di tutti i giorni conviene Ortofoto o OSM e tenerlo per le foto finali del report.

Trovare il posto

Il campo di ricerca con la lente porta la mappa su un indirizzo o su un luogo. Accetta anche coordinate geografiche incollate direttamente.

Piante: caricarle, nominarle, eliminarle

Con + Pianta carichi la planimetria dei locali: va bene un’immagine, un PDF o un file CAD (vedi «Importare un DWG o un DXF»). Al caricamento ti viene chiesta la risoluzione in pixel del lato lungo: più alta significa più dettaglio quando ingrandisci, e file più pesante. Il numero è riferito al foglio INTERO, ma il foglio non viene disegnato: ogni ritaglio si rasterizza per conto suo. Quindi se ti serve solo una piccola porzione, disegna il rettangolo e premi «Al massimo»: quel pezzo prende tutti i pixel che può reggere, e sotto il campo trovi scritto il valore che verrà usato davvero. Con + Foglio parti invece da un foglio bianco, senza mappa né planimetria sotto.

Il menu Vista in barra elenca la mappa e tutte le piante caricate: si passa dall’una all’altra in qualsiasi momento, e ogni pianta tiene i suoi elementi. I comandi della pianta aperta stanno nel menu Impostazioni, sezione «Pianta attiva».

Lì trovi «Nome pianta», che non è un’etichetta decorativa: finisce nella tendina delle viste, nelle intestazioni della distinta e dentro la richiesta materiale che arriva in ufficio. «Piano terra» e «Interrato» si leggono, «Pianta 1» e «Pianta 2» no. Accanto c’è «Quota m», il piano di calpestio: è il numero che dà i metri di salita ai cavi che passano da un piano all’altro.

La spunta «Variante alternativa (fuori dal totale)» dichiara che quella pianta è un’alternativa e non un piano in più: la sua colonna nella distinta si legge ma non si somma, le sue tratte restano fuori dai metri da acquistare, e nessun cavo può salire da o verso di lei. Non la nasconde e non la toglie dal disegno.

«Elimina pianta» cancella la pianta e tutto quello che ci sta sopra — apparecchi, disegni, tratte — e prima di farlo te lo conta. Non è reversibile e non c’è cestino. I cavi disegnati su ALTRE piante che avevano un capo agganciato a un apparecchio eliminato restano dove sono e si scollegano soltanto.

«Sfondo tenue» scolora la pianta per far risaltare coni e coperture: non tocca il file e vale anche negli export.

Importare un DWG o un DXF

Il pulsante + Pianta accetta anche i file CAD, DWG e DXF: si scelgono da lì come un’immagine o un PDF, e il planner li converte in una pianta normale.

Nella finestra che si apre spegni i layer che non vuoi come sfondo — il cartiglio, i riferimenti fuori tavola — e l’anteprima si aggiorna all’istante. Poi decidi la SCALA. Il planner ne propone una ma non si fida del file: quasi tutti i DWG di planimetria dichiarano i millimetri e sono disegnati in metri, e presa alla lettera una casa diventerebbe larga dodici centimetri. Ti dice quanto verrebbe grande il disegno («il disegno misura 126 x 58,5 m»): se il numero è assurdo, spegni i layer lontani dalla pianta e la proposta si corregge sotto i tuoi occhi. In alternativa scegli «La calibro a mano dopo», e vale la calibrazione di sempre.

Facoltativamente indichi il layer dei MURI e quello degli INFISSI. Dal primo escono i muri del planner, e da lì «Ricava ambienti dai muri» fa le stanze; dal secondo, dagli archi delle ante, escono le PORTE, proposte come varchi che confermi tu. I muri si creano anche senza scala; le porte no, perché la luce di un’anta è un giudizio in metri.

Poi si passa dal ritaglio di sempre: un rettangolo per piano, con il suo nome e la sua quota. Alla fine hai una o più piante già in scala, con muri e varchi al posto giusto. L’originale resta conservato, così lo si può rileggere domani scegliendo altri layer.

Il ritaglio di un CAD è vettoriale: il pezzo viene ridisegnato dal disegno, non tagliato via da un’immagine già fatta. Per questo una piccola porzione di un elaborato grande esce nitida, e le linee restano sottili quanto serve invece di ingrassare insieme allo zoom. Il bottone «Al massimo», sotto il rettangolo, dice quanto può dare quel pezzo.

  1. + Pianta, e scegli il file .dwg o .dxf.
  2. Spegni i layer che non servono come sfondo.
  3. Controlla la misura proposta e conferma la scala.
  4. Se ci sono, indica il layer Muri e il layer Infissi.
  5. «Usa come pianta», poi ritaglia un rettangolo per piano.

Che cosa resta fuori: solo il model space (il cartiglio impaginato nel layout non entra), niente riferimenti esterni, niente retini e quote; colori e spessori del CAD si perdono, perché quello che esce è uno sfondo su cui progettare, non una ristampa. Le entità non disegnate te le conta invece di nasconderle. Se un DWG non si legge, esportalo in DXF dal tuo CAD e riprova.

Calibrare la scala

Una pianta appena caricata è solo un’immagine: il planner non sa quanti metri è lunga. Finché non la calibri non può disegnare i coni né misurare.

  1. Premi Calibra scala.
  2. Traccia una linea su una misura che conosci (una parete quotata, una porta standard).
  3. Scrivi quanti metri vale quella linea.

Puoi rifarlo quando vuoi con Ricalibra: più è lunga la linea di riferimento, più il risultato è preciso.

Terreno e quote

Quote del terreno, rilievo e ricerca dei punti alti e bassi. Solo in vista Mappa.

Quota del terreno

In vista Mappa ogni elemento prende la quota del terreno da un modello altimetrico (DEM): serve a calcolare le ombre e i dislivelli su un’area non pianeggiante.

Nel pannello puoi sovrascrivere la quota a mano quando il dato pubblico non ti convince, e il pulsante di ricampionamento la riprende dal DEM.

Rilievo e punti estremi

Il pulsante Rilievo colora la mappa in base alle quote, con ombreggiatura: si legge a colpo d’occhio dove sale e dove scende.

I pulsanti "alto" e "basso" trovano il punto più elevato e quello più depresso nella vista corrente, o dentro un’area selezionata: il primo suggerisce dove mettere un palo, il secondo mostra gli avvallamenti che restano scoperti.

Misure, export e report

Misurare distanze, esportare l’immagine e generare il report PDF.

Misurare distanze

Il pulsante Misura traccia una linea e ne mostra la lunghezza, segmento per segmento: serve per le tratte di cavo e per le distanze di posa.

In vista pianta funziona solo dopo la calibrazione della scala.

Esportare l’immagine

Nella finestra «Esporta», sezione «Immagini e CAD», «Scarica il PNG» salva l’inquadratura corrente in alta risoluzione, con coni, coperture e sfondo. È l’immagine da mettere in un’offerta o da mandare al cliente su WhatsApp.

Attenzione: è uno scatto della VISTA, non del progetto. Quello che hai spento nei Livelli non c’è, e le altre piante nemmeno: per quelle si riesporta cambiando vista.

Se l’export fallisce con lo sfondo Esri, riprova con Ortofoto Sardegna o Mapbox.

La finestra «Esporta»

Il pulsante Esporta… apre la finestra da cui esce TUTTO quello che il planner consegna: i documenti PDF, l’immagine PNG della vista e il disegno CAD. È divisa in quattro sezioni — Progetto, Privacy e adempimenti, Atti del titolare, Immagini e CAD — e prima si sceglie COSA, poi le opzioni di quel documento. Sul telefono la trovi dentro Strumenti.

La finestra galleggia sul disegno: si sposta prendendola per la testata e si allarga tirando l’angolo in basso a destra. Allargandola le schede si dispongono su due o tre colonne, e la misura resta anche per le volte dopo.

Il Report del progetto e’ il documento completo per il cliente: copertina intestata alla tua azienda, presentazione, una planimetria PER OGNI PIANTA (ognuna con la sua verifica), tabella delle tratte e una scheda per ogni dispositivo con la sua inquadratura. La spunta «Distanze DORI e termiche» stampa nelle schede le distanze della norma per il canale visibile e le DRI del canale termico; la spunta «Verifica di conformita’ delle riprese» stampa sotto la planimetria l’esito della verifica privacy (vedi la sezione Documenti privacy): toglila se il report va al cliente finale e le questioni aperte le vuoi discutere a voce, a video gli avvisi restano comunque.

Lo Schema di cablaggio e’ il disegno a blocchi dell’impianto, un foglio per pagina in orizzontale, con i cartellini dei cavi: non e’ una planimetria, le posizioni sul foglio non c’entrano con quelle reali. Puoi includere i metri, i codici prodotto e la pagina dei controlli.

La Distinta di taglio e’ il foglio per chi taglia il cavo: che cosa esce da ogni matassa e in che ordine, con le caselle da spuntare. Serve che i cavi a catalogo dichiarino la confezione.

Nella stessa finestra ci sono anche i documenti privacy dell’impianto (relazione tecnica, cartello, informativa ai lavoratori, istanza o accordo, registro dei trattamenti, LIA, designazione degli autorizzati, nomina art. 28): hanno una sezione tutta loro in questa guida, «Documenti privacy dell’impianto».

In cima alla finestra, quando serve, c’è la barra dello stato dei documenti privacy: «Documenti sbloccati» con la data e l’ordine che li ha sbloccati, «In attesa dello sblocco» con il numero della richiesta materiale e il preventivo che ne è nato, «Documenti in anteprima», oppure «Modulo documentale non attivo». Se l’ordine è appena stato fatto lo sblocco arriva in pochi minuti e la finestra si aggiorna da sola: non serve chiuderla né ricaricare la pagina. C’è comunque «Ricontrolla adesso».

Se il tuo piano non comprende la carta intestata, report, schema di cablaggio e distinta di taglio escono senza logo e senza i dati dell’azienda, con la scritta «NON INTESTATO» di traverso e una riga in testa che spiega perché. Restano fogli di lavoro utilizzabili: quello che manca è l’intestazione.

Logo, ragione sociale, dati fiscali e colore della copertina arrivano dalla pagina Organizzazione: compilala prima del primo report.

Esportare il disegno in DXF (CAD)

Nella stessa finestra c’è la card «Export DXF (CAD)»: scegli una pianta e scarichi il disegno in un file che qualunque CAD apre. Serve quando il progetto va allo studio tecnico, all’architetto o all’impresa, che il tuo PDF non possono sovrapporre a niente.

Esce un file per PIANTA — la mappa geografica non ha un foglio. Dentro ci sono i simboli degli apparecchi come blocchi, le etichette, i cavi divisi per tipologia e, su un layer suo, i CONI DI COPERTURA così come sono disegnati, occlusioni e zone morte comprese: sono il motivo per cui l’export esiste, e vengono esportati anche se a video li avevi spenti. Chi riceve il file li spegne dal suo CAD.

Se la pianta è nata da un DWG importato, il disegno si sovrappone all’originale: lo sfondo non viene reincluso, perché il muro nel CAD di chi riceve c’è già. Per la stessa ragione muri, recinzioni e ostacoli non escono; il palo sì, perché in cantiere esiste.

È un DXF, non un DWG: tutti i CAD lo aprono, ma chi si aspetta un .dwg va avvisato. Su una pianta non calibrata il file esce in unità-pixel e lo dichiara nella prima riga del disegno — i metri non si inventano.

Documenti privacy dell’impianto

Relazione tecnica, cartello con QR, informativa ai lavoratori, istanza all’Ispettorato: che cosa genera il planner, da quali dati, e perche’ a volte si rifiuta.

Che cosa genera, e per chi

Dal progetto disegnato il planner prepara il pacchetto privacy della videosorveglianza: la relazione tecnica descrittiva, il cartello «area videosorvegliata» con il QR, l’informativa completa pubblicata su una pagina web, l’informativa ai lavoratori con il foglio firme e, quando serve l’art. 4 dello Statuto, la bozza di accordo sindacale oppure il fascicolo dell’istanza all’Ispettorato del lavoro col modulo INL-1 gia’ compilato. Piu’ gli atti del titolare: il registro dei trattamenti, la valutazione del legittimo interesse (LIA), il modello di designazione degli autorizzati e la nomina a responsabile dell’installatore.

Una cosa va tenuta ferma leggendo tutto il resto: il titolare del trattamento e’ il tuo cliente, non tu e non noi. I documenti escono come bozze che il titolare fa proprie firmandole; il planner non da’ pareri e non dice se l’impianto e’ a norma — descrive, e dove un dato manca lo dichiara invece di inventarlo.

I dati anagrafici si scrivono una volta sola nella scheda «Dati per i documenti» del progetto; la geometria (che cosa inquadra ogni telecamera) esce dal disegno. Si stampa tutto dalla finestra Esporta, sezioni «Privacy e adempimenti» e «Atti del titolare», tranne la pubblicazione dell’informativa che sta nella scheda dati.

I documenti privacy sono in prova: per ora si generano solo dagli account abilitati. Se un pulsante risponde «modulo non attivo», scrivici. E finche’ dal preventivo del progetto non nasce un ordine escono in anteprima filigranata: vedi la voce qui sotto.

Anteprima filigranata e documenti definitivi

Il pacchetto privacy e’ gratis per chi compra da noi, e si sblocca con l’ordine. Finche’ dal preventivo di quel progetto non e’ nato un ordine i documenti escono lo stesso, ma in ANTEPRIMA: filigranati, e con il testo che non si puo’ selezionare ne’ copiare (ogni pagina e’ un’immagine). Servono a farti vedere esattamente che cosa otterrai, non a essere consegnati a qualcuno.

Il documento dell’anteprima e’ lo STESSO documento: non e’ ridotto ne’ semplificato, ha solo la filigrana sopra. Quello che vedi in anteprima e’ quello che avrai.

Lo sblocco vale per PROGETTO e arriva da solo, di norma entro qualche minuto da quando il preventivo diventa un ordine. Da li’ in avanti quel progetto genera i documenti puliti per sempre, anche dopo averlo completato o archiviato.

Una cosa sola non ha una versione di anteprima: la pubblicazione dell’informativa dietro il QR. Una pagina web filigranata non vorrebbe dire niente — o e’ online o non c’e’ — quindi finche’ il progetto non e’ sbloccato il cartello si stampa senza QR, con il rimando all’informativa consultabile sul posto.

A che punto sei lo dice la barra in cima alla finestra «Esporta»: sbloccati, con la data e l’ordine che li ha sbloccati; in attesa, con il numero della richiesta materiale e il preventivo che ne è nato; in anteprima; oppure modulo non attivo. Quando l’attesa è vera la finestra si aggiorna da sola ogni venti secondi, e c’è «Ricontrolla adesso» per non stare a guardare.

Se l’ordine e’ arrivato per altre strade (per telefono, o perche’ l’impianto era gia’ venduto prima di disegnarlo) lo sblocco lo facciamo noi a mano: basta chiedercelo.

La scheda «Dati per i documenti»

E’ il quarto tab del progetto, diviso in tre gruppi: chi e’ il titolare, dove sta l’impianto (che non e’ la sede legale: per l’Ispettorato conta l’unita’ produttiva), e come funziona (finalita’, base giuridica, conservazione, chi accede alle immagini, audio, cloud).

Non serve compilare tutto: il riquadro in alto dice che cosa manca per ciascun documento, e ogni documento chiede il minimo suo. Quello che resta vuoto esce nei PDF come voce dichiarata da completare, mai come valore inventato.

Due domande pesano piu’ delle altre. La rappresentanza sindacale decide quale documento dell’art. 4 ti serve: se c’e’ e l’accordo si puo’ fare, la strada e’ l’accordo e l’istanza non si presenta. E la base giuridica si dichiara, non si indovina: e’ una riga che finisce su documenti pubblici.

Sopra le 168 ore (sette giorni) di conservazione il planner chiede una motivazione scritta: e’ la prima cosa che viene chiesta in caso di controllo.

Partita IVA, codice fiscale, email e CAP vengono controllati mentre compili: se le cifre non tornano compare una riga d’avviso sotto il campo. Avvisa e basta — il dato si salva lo stesso e nessun documento si blocca, perche’ una casella svuotata di nascosto sarebbe peggio di una sbagliata. Ed e’ un controllo aritmetico: dice che il numero e’ scritto male, non che l’azienda non esiste.

Se l’impianto sta davvero alla sede del titolare — il negozio, l’officina, il capannone unico — il tasto «L’impianto e’ alla sede del titolare», dentro il gruppo del luogo, ricopia indirizzo, CAP, comune e provincia e segna il tipo «Sede o unita’ produttiva». Resta un gesto tuo: il planner non lo fa mai da solo, perche’ nella maggior parte dei casi i due indirizzi sono diversi ed e’ l’unita’ produttiva quella che l’Ispettorato legge. Se il luogo era gia’ compilato ti dice che cosa riscrive prima di farlo.

I dati vivono nel progetto e muoiono con lui: non c’e’ nessuna rubrica dei tuoi clienti finali. E luogo e data di nascita del legale rappresentante non si salvano proprio: l’istanza li chiede, e usciranno come riga da completare a penna.

La scheda si compila anche a progetto NON in bozza: scrivere una partita IVA non deve costringerti a sbloccare il disegno.

Destinazione d’uso delle aree e verifica delle riprese

Perche’ i documenti dicano qualcosa di vero, il disegno deve sapere che cos’e’ ogni zona: sul pannello di un’area disegnata (zona o ambiente) trovi «Destinazione d’uso» — area di lavoro, transito, aperta al pubblico, deposito, pertinenza esterna, area non riprendibile (spogliatoi, servizi, riposo, mensa), proprieta’ di terzi, suolo pubblico.

Con le destinazioni dichiarate il planner verifica geometricamente ogni campo di ripresa, muri e ostacoli compresi, e te lo dice nel pannello «Conformita’ riprese»: quali telecamere inquadrano che cosa. Gli errori veri non si possono mettere a tacere con un click: il rimedio e’ girare o spostare la telecamera.

Su due casi pero’ una via c’e’, e sono diversi fra loro. Le aree NON RIPRENDIBILI (spogliatoi, servizi, riposo, mensa) non ammettono niente: nessuna motivazione le salva, ed e’ giusto — e’ la riga che il legale rappresentante firma all’Ispettorato con responsabilita’ penale. Il SUOLO PUBBLICO e la PROPRIETA’ DI TERZI invece si possono motivare: sull’area compare il campo «Perche’», e scrivendoci la ragione per cui quella porzione e’ nel campo e non si puo’ escludere, i documenti si generano. La regola resta che l’angolo visuale stia sugli spazi di tua esclusiva pertinenza; e’ ammessa una porzione limitata quando serve davvero a tutelare cio’ che si protegge — la striscia di marciapiede davanti alla vetrina e’ il caso tipico.

Motivare non allarga cio’ che si puo’ riprendere: lo mette per iscritto. La frase esce PER ESTESO nella relazione tecnica, accanto alla telecamera che riprende, e da quel momento i passanti diventano una categoria di interessati nel registro dei trattamenti. Se la porzione si puo’ ridurre — abbassando o stringendo l’inquadratura, o con una zona privacy — quella resta la risposta migliore.

La stessa verifica finisce nei documenti: nel report come riquadro sotto la planimetria (escludibile solo dalla stampa), nella relazione tecnica come sezione, e blocca relazione e istanza quando trova riprese non ammesse.

Sugli interni la verifica era ottimista finché un muro era per forza opaco: dai VARCHI in poi porte e finestre aprono i loro buchi nelle ombre, e una ripresa che passa oltre una porta si vede. Perché il conto giri serve però l’altezza di installazione della telecamera: senza, i vani si considerano aperti — il verso prudente — e un avviso lo dice per nome.

Sulle aree c’è anche la spunta «C’è anche pubblico». Non cambia la verifica, ma fa comparire clienti e visitatori fra le categorie di interessati del registro dei trattamenti, accanto ai lavoratori: il piano vendita di un negozio è tutte e due le cose, e con un valore solo una delle due spariva.

Un’area senza destinazione non viene verificata: il planner non indovina. Dichiararle tutte e’ il modo di far dire ai documenti «verificato» invece di «non controllato».

Relazione tecnica

E’ la descrizione tecnica dell’impianto per il titolare: quanti apparecchi e dove, che cosa inquadra ogni telecamera (direzione, apertura, distanze), conservazione, chi accede, la verifica delle riprese e gli adempimenti che discendono da quello stato. E’ l’allegato principale dell’istanza all’Ispettorato e si consegna al cliente a fine lavori.

Il documento riguarda il PROGETTO, non la pianta che hai aperto: le tavole ci sono tutte, le tabelle le descrivono tutte, e non c’è più niente da scegliere. Una pianta non calibrata si allega lo stesso, e la relazione scrive che per quell’elaborato le distanze non esistono. Le direzioni sono in gradi da nord, come su una bussola, così in cantiere si verificano.

Se una ripresa cade su un’area non riprendibile o fuori dalla proprieta’, la relazione non si genera e ti viene detto quale ripresa: mettere per iscritto una ripresa non ammessa su un foglio che il cliente firma e’ esattamente cio’ che si vuole evitare.

I dati mancanti escono in una sezione «dati non disponibili», dichiarati per esteso: una relazione incompleta che lo dice e’ utile, un numero plausibile inventato no.

Cartello, QR e informativa pubblica

Il cartello e’ l’informativa di primo livello: si stampa in A4 e in A5 da ritagliare e va apposto PRIMA di ogni accesso all’area sorvegliata. Porta titolare, finalita’, conservazione, diritti e il rinvio all’informativa completa.

L’informativa completa si PUBBLICA dalla scheda «Dati per i documenti»: il planner le assegna un indirizzo corto e stabile (tipo /i/ABC234) che finisce nel QR del cartello. L’indirizzo non cambia mai piu’ — e’ stampato su un adesivo avvitato a un muro — e la pagina e’ pulita: niente cookie, niente script, si apre anche davanti a un cancello con una tacca di segnale.

Se correggi i dati del progetto, l’informativa pubblicata NON cambia da sola: la ripubblichi apposta, cosi’ sai sempre che cosa c’e’ scritto dietro un QR gia’ appeso. Se l’impianto viene dismesso, la ritiri: il QR porta a una pagina che dice che l’informativa non e’ piu’ disponibile.

Il cartello si stampa anche senza pagina pubblica, purche’ tu dica dove si consulta l’informativa su carta («presso la reception»): quello che non si puo’ fare e’ non dire ne’ l’uno ne’ l’altro. Senza titolare, senza finalita’ o senza rinvio il cartello non esce: sono le tre assenze che le sanzioni hanno gia’ colpito.

Informativa ai lavoratori e foglio firme

Se nell’area ripresa lavora qualcuno — dipendenti, ma anche tirocinanti, somministrati o personale di ditte in appalto — prima di accendere l’impianto va data ai lavoratori un’informazione adeguata su come vengono usate le immagini e quali controlli sono possibili (art. 4, comma 3, dello Statuto). Senza, le immagini non sono utilizzabili ai fini connessi al rapporto di lavoro: e’ un documento che serve al datore di lavoro almeno quanto ai lavoratori.

Il planner lo genera dalla scheda dati e dal disegno: telecamere, orari, conservazione, chi accede, la garanzia dell’art. 4 (accordo o autorizzazione, con gli estremi da completare a penna) e gli eventuali mascheramenti dichiarati.

In coda c’e’ il foglio firme per ricevuta, con una riga per lavoratore: la firma prova la consegna — non e’ un consenso, e il documento stesso lo spiega. Il numero di righe viene dal campo «lavoratori in forza» della scheda dati.

Come il cartello, non esce senza titolare o senza finalita’; tutto il resto che manca viene dichiarato come voce da completare.

Accordo sindacale o istanza all’Ispettorato

Quando le telecamere possono riprendere personale al lavoro, l’art. 4 chiede una garanzia PRIMA dell’installazione: l’accordo con la rappresentanza sindacale oppure, solo in mancanza, l’autorizzazione dell’Ispettorato territoriale del lavoro. Non scegli tu quale documento generare: lo decide la risposta sulla rappresentanza nella scheda dati, perche’ depositare un’istanza dove l’accordo era possibile fa tornare indietro la pratica settimane dopo.

Con una rappresentanza disponibile esce la bozza di verbale di accordo, con la relazione tecnica come allegato, da discutere con le parti e firmare a penna.

Senza, esce il fascicolo per l’Ispettorato in un solo PDF: il modulo ufficiale INL-1 gia’ compilato, la relazione tecnica e le planimetrie. Le caselle del modulo restano scrivibili: al cliente restano da inserire luogo e data di nascita (che il planner non salva apposta) e i recapiti dell’ufficio. Prima di generare, la finestra ti elenca promemoria (le due marche da bollo, la PEC dell’ufficio competente) e i valori troppo lunghi per le caselle.

Il modulo fa dichiarare al legale rappresentante, sotto responsabilita’ penale, che le telecamere non riprendono spogliatoi e servizi: se la verifica delle riprese dice il contrario, l’istanza non si genera. Non e’ pignoleria — sarebbe una dichiarazione falsa gia’ pronta da firmare.

L’impianto non va messo in funzione prima del rilascio dell’autorizzazione, e se il provvedimento contiene prescrizioni specifiche vale quello che c’e’ scritto li’.

Registro, LIA, designazione e nomina art. 28

Il Registro dei trattamenti (art. 30) e’ la scheda che descrive il trattamento «videosorveglianza»: finalita’, chi viene ripreso, chi vede le immagini, per quanto si conservano, con quali misure. E’ dovuto anche dalla microimpresa — l’esonero vale solo per i trattamenti occasionali, e una telecamera registra in modo sistematico — e porta la data di aggiornamento: rigenerarlo dopo una modifica dell’impianto E’ il modo di tenerlo aggiornato. Le categorie di chi viene ripreso le ricava dalle destinazioni d’uso dichiarate sulle aree: piu’ ne dichiari, piu’ il registro e’ specifico.

La LIA (valutazione del legittimo interesse) e’ il ragionamento in tre fasi che regge la base giuridica nel privato: quale interesse, perche’ non bastava di meno, perche’ il bilanciamento con chi e’ ripreso regge. I fatti (conservazione breve, cartelli, mascheramenti, orari, accessi ristretti) il documento li mette da solo; i due argomenti si scrivono nella scheda «Dati per i documenti». Esce solo se la base dichiarata e’ il legittimo interesse.

La Designazione degli autorizzati (art. 29) e’ un modello in bianco: istruzioni operative gia’ scritte — credenziali personali, niente copie, riservatezza, segnalare le violazioni — con le operazioni da spuntare e nome, ruolo e firma da compilare a penna, una copia per persona. I nomi delle persone restano al titolare: il planner non li salva, per la stessa ragione per cui non esiste una rubrica dei committenti.

La Nomina a responsabile (art. 28) e’ l’unico documento del pacchetto che serve a TE: se hai le credenziali del registratore, anche solo per l’assistenza da remoto, tratti dati per conto del tuo cliente e senza un atto firmato sei esposto in proprio. Esce gia’ compilato con i tuoi dati (dalla pagina Organizzazione) e quelli del titolare, con le clausole standard dell’art. 28; decorrenza e durata si completano a penna.

Sono atti del titolare (la nomina e’ fra titolare e installatore): il planner li prepara dai dati del progetto, le firme li rendono veri.

Zone privacy (mascheramenti) dichiarate

Se su una telecamera hai configurato il privacy masking — zone dell’immagine oscurate dalla telecamera o dal registratore — puoi dichiararlo nel pannello dell’elemento: spunta «Mascheramento privacy» e descrivi in italiano quali zone sono oscurate («le finestre della palazzina di fronte»).

La dichiarazione finisce parola per parola nella relazione tecnica e nell’informativa ai lavoratori, come dichiarazione del titolare.

Attenzione a che cosa NON fa: non cambia la verifica delle riprese e non sblocca nessun documento. Il planner non puo’ sapere che cosa e’ configurato davvero dentro l’apparecchio, quindi la verifica continua a considerare l’intero campo ottico — e la relazione lo scrive. Se una ripresa cade su un’area non riprendibile, il rimedio resta girare la telecamera.

Una dichiarazione senza descrizione esce nei documenti come «zone non descritte»: scrivi sempre che cosa e’ oscurato.

Scheda progetto: presentazione e distinta

Le altre due schede oltre alla mappa.

Presentazione

La scheda Presentazione è un foglio di testo formattato dove scrivere la relazione per il cliente: cosa copre l’impianto, le scelte fatte, le condizioni.

Si salva da solo mentre scrivi, poco dopo che hai smesso di digitare.

Distinta materiali

La scheda Distinta è l’elenco di quello che hai disegnato, diviso per categoria: telecamere, sirene, sensori, centrali, rete, strutture. Accanto al titolo di ogni blocco c’è il totale dei pezzi, così si controlla a colpo d’occhio invece che riga per riga.

Quando le piante sono più di una la distinta si divide in una COLONNA PER PIANTA (più «In mappa», se qualcosa è posato in vista mappa), e l’ultima colonna diventa il totale. Serve a rispondere alla domanda che ci si fa in cantiere: che cosa mi serve per il piano terra.

Una pianta dichiarata «variante alternativa» — dal menu Impostazioni, «Pianta attiva» — resta leggibile nella sua colonna ma NON entra nel totale: l’intestazione diventa arancione con un asterisco, e sotto la tabella c’è scritto per esteso. È il modo di preparare due soluzioni per lo stesso locale, puntiformi contro barriere lineari, senza sommarle per sbaglio.

Nelle colonne per pianta le righe dei cavi mostrano un trattino: le matasse non sono additive, e un cavo o entra nel totale o ne resta fuori tutto intero. Se la tratta sta su una pianta-variante, i suoi metri e le sue bobine spariscono dai metri da acquistare.

Gli accessori spuntati sui singoli elementi vengono conteggiati a parte ed elencati sotto i prodotti, sommando i PEZZI scelti su ciascun elemento: due switch con due moduli SFP a testa fanno quattro moduli, non due.

In fondo ci sono i CAVI. La quantità non è la lunghezza disegnata sulla mappa: sono i metri da comprare, cioè lo sviluppo planimetrico più le calate e le risalite (che in pianta non si vedono), più lo sfrido e un metro di terminazione per capo, arrotondato a MATASSE INTERE quando il prodotto a catalogo dice quanti metri c’è in una confezione. Sotto la riga è scritto quante matasse sono, quanti metri servono davvero e quanti ne avanzano.

Le bretelle fra apparecchi montati sullo stesso palo si contano a pezzi, non a metri: sono cavi già confezionati, e sommarli ai metri gonfierebbe la matassa.

Sotto la riga del cavo trovi anche il PIANO DI TAGLIO. Serve perché la divisione «metri totali diviso metri per matassa» può sbagliare per difetto: ogni tratta vuole un pezzo unico, e il cavo non si giunta a metà campo. Sei tratte da 160 m fanno 960 m, che starebbero in quattro matasse da 305; ma in una matassa ci sta una sola tratta da 160, quindi ne servono sei. Quando i due numeri non coincidono il planner te lo dice, perché quello vero è il secondo.

Se una tratta è più lunga di una matassa intera te lo dice per nome: non è una questione di fornitura, è un pezzo che non si stende senza una giunta.

I cavi sono un calcolo, non un ordine: nella richiesta materiale entrano i soli apparecchi e i loro accessori.

Un elemento senza prodotto collegato resta in elenco con un trattino al posto del codice, e in fondo te lo dice: così non sparisce dal conto solo perché non hai ancora scelto l’articolo.

Si aggiorna da sola: non c’è niente da ricalcolare a mano.

Richiesta materiale

Mandare il progetto a L’Antifurto per il preventivo.

Inviare la richiesta

Il pulsante "Invia richiesta materiale" manda a noi la distinta del progetto. Riceviamo l’elenco con le quantità e prepariamo il preventivo, poi ti ricontattiamo.

Se le colonne sono più di una, accanto al pulsante c’è la tendina «Invia»: tutto il progetto, oppure una sola pianta. «Tutto il progetto» esclude sempre le piante dichiarate varianti alternative. La scelta si fa PRIMA perché la richiesta è una sola per progetto: dopo l’invio il progetto va in sola lettura e un secondo invio viene rifiutato.

La richiesta si invia solo da un progetto in Bozza. Dopo l’invio il progetto passa a In corso e diventa in sola lettura, così quello che abbiamo quotato resta com’era.

Ti viene mostrato il numero della richiesta: tienilo a portata quando ci scrivi o ci telefoni.

Se devi correggere qualcosa dopo l’invio, riporta il progetto a Bozza e avvisaci: la richiesta già partita resta quella.

Consegnare un progetto

Dare a un’altra organizzazione una copia del progetto, con un link.

Organizzazione

I dati della tua azienda, chi ci lavora, e come esce intestato il report.

Ragione sociale e partita IVA

Si scrivono in Organizzazione, sezione Anagrafica, e si scrivono una volta sola: sono lo stesso dato che finisce in copertina sui report e sulla nostra fattura.

La partita IVA che inserisci resta “in attesa di verifica” finché non la controlliamo noi: nel frattempo il planner funziona normalmente e il numero compare comunque sui tuoi report.

La partita IVA la scrive il proprietario dell’organizzazione, il nome anche gli amministratori.

Carta intestata dei report

Nella stessa pagina, sotto l’anagrafica, carichi il logo e compili i dati di contatto (codice fiscale, indirizzo, telefono, email, sito) più il colore del brand.

Sono i dati che compaiono sulla copertina dei report PDF: il colore sostituisce il rosso predefinito negli elementi grafici del documento. I campi vuoti non vengono stampati.

Si compila una volta sola e vale per tutti i progetti. Fino al 31 luglio 2026 stava in una pagina Impostazioni separata: adesso è tutto qui.

Usare il planner dal telefono

Dove finiscono i comandi quando lo schermo si stringe.

Dove sono i comandi

Sotto una certa larghezza la barra si riduce all’essenziale: Prodotto, Vista, Livelli, Strumenti e schermo intero.

Il pulsante Strumenti apre dal basso un foglio con tutto il resto: strutture, cablaggio, calibrazione, sfondi, misura, rilievo, export e report. Dopo aver scelto un comando il foglio si chiude da solo e torni sulla mappa.

La barra in fondo mostra l’elemento selezionato: toccando il nome apri le sue proprietà, accanto c’è Elimina.

Lavorare con le dita

La presa sugli elementi è più larga che col mouse: non serve centrare il puntino.

Per il disegno il doppio clic è sostituito dai pulsanti Indietro, Fine e Chiudi che compaiono sotto la mappa.

Due dita per ingrandire e spostare la mappa. Con lo schermo intero guadagni tutto lo spazio delle barre del browser.

Demo pubblica

Cosa si può fare nella prova senza registrazione, e come ripartire da capo.

Cosa si può fare nella demo

La demo si apre senza login su un progetto di esempio già pronto, con una pianta e le sue mura.

Si prova quasi tutto: posare telecamere e sensori dal catalogo, spostarli e orientarli, cambiarne i parametri, mettere pali e montarci sopra gli apparati, tirare i cavi e disegnare mura e ostacoli per vedere come tagliano i coni.

Restano fuori tre cose: caricare una pianta propria, calibrare la scala (quella di esempio è già calibrata) e il report PDF. I prezzi non vengono mostrati.

Il lavoro della demo non viene salvato e si azzera da solo dopo un po’. Per tenere i progetti serve un account: dalla pagina di accesso puoi chiedere l’abilitazione.

Ricominciare da capo

Siccome nella demo si possono cancellare anche le mura dell’esempio, in alto c’è il pulsante Ricomincia: butta quello che hai disegnato e rimette il progetto com’era all’inizio.

Serve anche solo per ripartire puliti dopo due prove.

Manca qualcosa o un passaggio non torna? Scrivicelo: la guida cresce con le domande che arrivano.